sabato, 28 gennaio 2023
Medinews
13 Settembre 2010

USO DI BIFOSFONATI ORALI E RISCHIO DI CANCRO ESOFAGEO

Il rischio di cancro esofageo, valutato in una coorte di cure primarie del Regno Unito, aumenta con il numero delle prescrizioni e la durata del trattamento con bifosfonati orali. In Europa e Stati Uniti, l’incidenza di cancro all’esofago a 60-79 anni è di una persona ogni 1000 nella popolazione generale in un periodo di 5 anni, ma le stime suggeriscono un incremento a 2 ogni 1000 persone in 5 anni con l’uso di bifosfonati orali. Ricercatori dell’Università di Oxford hanno valutato l’ipotesi di incremento del rischio di cancro esofageo, ma non di quello a stomaco e colon-retto, in pazienti che facevano uso di bifosfonati orali. A questo fine hanno applicato un’analisi caso-controllo ‘nested’ in una coorte di cure primarie che comprendeva circa 6 milioni di persone nel Regno Unito (UK General Practice Research Database cohort), delle quali si avevano a disposizione tutte le informazioni prospettiche sulla prescrizione di bifosfonati. Sono stati inclusi uomini e donne di età superiore a 40 anni (2954 con cancro esofageo, 2018 con cancro gastrico e 10641 con cancro colon-rettale), che avevano ricevuto diagnosi negli anni 1995 – 2005, ai quali, per l’analisi statistica, sono stati associati 5 controlli distinti per età, sesso, ambulatorio e tempo di osservazione. I rischi relativi (RR) per cancro incidente invasivo dell’esofago, dello stomaco e del colon-retto sono stati aggiustati per l’abitudine al fumo, il consumo di alcool e l’indice di massa corporea. L’incidenza di cancro esofageo è aumentata nelle persone cui erano stati prescritti bifosfonati orali almeno una volta, rispetto a quelle che non avevano mai ricevuto prescrizione di questi farmaci (RR 1.30, intervallo di confidenza [IC] 95%: 1.02 – 1.66; p = 0.02). Il rischio di cancro esofageo era significativamente più alto dopo 10 o più prescrizioni (RR 1.93, IC 95%: 1.37 – 2.70) rispetto ai pazienti che avevano ricevuto da 1 a 9 prescrizioni (RR 0.93, IC 95%: 0.66 – 1.31; p per eterogeneità = 0.002) e per un uso protratto per più di 3 anni (media, circa 5 anni: RR vs nessuna prescrizione 2.24, IC 95%: 1.47 – 3.43). Il rischio di cancro esofageo non variava significativamente con il tipo di bifosfonato assunto e il rischio nelle persone che avevano ricevuto 10 o più prescrizioni di questi farmaci non variava con l’età, il sesso, l’abitudine al fumo, il consumo di alcool o l’indice di massa corporea, con la diagnosi di osteoporosi, frattura o malattia dell’apparato gastrointestinale superiore, o con la prescrizione di anti-acidi, farmaci anti-infiammatori non steroidei o corticosteroidi. I tumori allo stomaco e al colon-retto non sono stati associati alla prescrizione di bifosfonati: i RR per una o più rispetto a nessuna prescrizione erano rispettivamente 0.87 (IC 95%: 0.64 – 1.19) e 0.87 (IC 95%: 0.77 – 1.00). La specificità dell’associazione al cancro esofageo contrasta con problemi metodologici nella selezione dei casi e dei controlli o dell’analisi. Lo studio pubblicato nella rivista British Medical Journal (leggi abstract originale), quindi, ha evidenziato un aumentato rischio di cancro esofageo dopo almeno 10 prescrizioni di bifosfonati orali e somministrazione protratta per 5 anni. In Europa e Stati Uniti, se l’incidenza di cancro esofageo in età avanzata (60 – 79 anni) è normalmente di 1 persona ogni 1000 in un periodo di 5 anni, quello stimato dopo somministrazione di bifosfonati orali per 5 anni raddoppia a 2 persone ogni 1000.
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