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20 Aprile 2009

TUMORE DEL SENO: “SERVE UNO SCREENING PERSONALIZZATO. MAMMOGRAFIA ANCHE ALLE QUARANTENNI E OVER 70”

La mammografia dovrà essere “su misura”: la presenza di uno o più casi di tumore del seno in famiglia, il sovrappeso, l’aver o meno avuto figli, la sedentarietà, l’assunzione della terapia ormonale sostitutiva, particolari caratteristiche della mammella e interventi precedenti diventeranno criteri per dividere le donne in tre categorie di rischio (normale, medio e alto). Resta invariato l’iter per chi non presenta fattori “critici”. Per le altre, andranno invece previste corsie preferenziali e l’utilizzo di strumenti più sensibili, come la mammografia digitale. Non più quindi un esame standard ogni 24 mesi fra i 50 e i 69 anni, ma uno screening ritagliato su misura. E ancora, l’estensione per le quarantenni e per le over 70. “Lo screening ha consentito di ridurre del 50% la mortalità, ma ora è necessario rinnovare i criteri – ha spiegato Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e presidente del Convegno International Meeting on new drugs in breast cancer, che ha visto riuniti a Roma oltre 300 fra i massimi esperti mondiali. Le nuove indicazioni sono ormai condivise dal mondo scientifico, come emerge con forza in questo convegno, e sono già allo studio della Commissione Prevenzione e Screening del Ministero: la proposta del relatore, il prof. Alessandro Del Maschio del San Raffaele di Milano, diventerà al più presto operativa”. Un provvedimento che mira a ridurre i 12.000 morti che il tumore del seno causa ogni anno nel nostro Paese, su 38.000 nuovi casi. Infatti, se si interviene ai primissimi stadi, la sopravvivenza raggiunge il 98%. Merito della prevenzione ma anche delle terapie target sviluppate negli ultimi anni, in grado di agire solo sulle cellule malate. Proprio a queste molecole innovative è dedicato il Meeting di Roma, che ha visto il Regina Elena protagonista. “Un importante riconoscimento alla nostra oncologia – ha continuato Cognetti – che si è distinta nel panorama scientifico internazionale per il livello delle pubblicazioni e la qualità delle sperimentazioni cliniche. Non è così purtroppo per le ricerche di Fase I (su volontari sani o pazienti), in cui l’Italia gioca un ruolo marginale soprattutto a causa delle difficoltà burocratiche. È necessaria e non più rinviabile una riforma del sistema che renda il nostro Paese ‘attrattivo’ per gli investimenti, da parte delle Aziende farmaceutiche e degli Enti di ricerca pubblici e privati. A tutto vantaggio soprattutto dei pazienti che potranno accedere con maggiore facilità alle molecole più innovative”. In Italia solo il 2.3% del totale delle sperimentazioni sono di fase 1, a fronte del 30.3% in Germania, del 22% in Francia, del 21.2% in Olanda e del 15% in Spagna. Proprio in questi giorni è in discussione una proposta per la costituzione di una piattaforma interistituzionale con Ministero e AIFA per potenziare le sperimentazioni di fase 1 e allinearci agli altri Paesi europei.
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