lunedì, 25 ottobre 2021
Medinews
22 Dicembre 2014

TREND NAZIONALI DI MASTECTOMIA PER IL TUMORE MAMMARIO IN STADIO INIZIALE NEGLI STATI UNITI

Negli ultimi dieci anni sono stati osservati marcati trend verso percentuali più elevate di pazienti con tumore mammario eleggibili alla chirurgia conservativa che si sottoponevano a mastectomia, ricostruzione della mammella e mastectomia bilaterale. Gli incrementi maggiori si sono registrati nelle donne con linfonodi negativi e malattia in situ. I centri senologici accreditati negli Stati Uniti sono sorvegliati per quanto riguarda la ‘performance’ della chirurgia conservativa della mammella eseguita nella maggioranza delle pazienti con tumore mammario in stadio iniziale. In passato, vari studi su coorti regionali o nazionali limitate avevano suggerito un recente ‘shift’ verso un maggiore utilizzo della mastectomia nelle pazienti eleggibili per la chirurgia conservativa della mammella. I ricercatori della Vanderbilt University Medical Center e Veterans Affairs Medical Center di Nashville hanno esaminato se i tassi di mastectomia nelle pazienti eleggibili alla chirurgia conservativa della mammella aumentassero nel tempo a livello nazionale e fossero associati a concomitanti aumenti di ricostruzione della mammella e di mastectomia bilaterale per tumore unilaterale. Hanno perciò condotto una studio retrospettivo di coorte dei trend temporali sulla ‘performance’ della mastectomia per il tumore mammario in stadio iniziale utilizzando modelli di regressione logistica multivariata con aggiustamento per le adeguate covariate e le interazioni. Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista JAMA Surgery (leggi abstract), hanno esaminato più di 1.2 milioni di donne adulte trattate nei centri accreditati dall’American Cancer Society e dall’American College of Surgeons Commission on Cancer dal 1 gennaio 1998 al 31 dicembre 2011, utilizzando il National Cancer Data Base. ‘Outcome’ primario era la proporzione di donne con tumore mammario in stadio iniziale sottoposte a mastectomia, nello stesso anno della diagnosi; ‘outcome’ secondari erano i trend temporali di ricostruzione della mammella e di mastectomia bilaterale per tumore unilaterale. I risultati indicano che il 35.5% della popolazione studiata è stato sottoposto a mastectomia. Gli odds ratio aggiustati di mastectomia nelle donne eleggibili alla chirurgia conservativa della mammella sono aumentati del 34% durante gli ultimi 8 anni (nella coorte), con un odds ratio di 1.34 (IC 95%: 1.31 – 1.38) nel 2011 rispetto al 2003. I tassi di incremento erano maggiori nelle donne con malattia clinicamente definita linfonodo-negativa (odds ratio 1.38, IC 95%: 1.34 – 1.41) e in situ (odds ratio 2.05, IC 95%: 1.95 – 2.15). Nelle donne sottoposte a mastectomia, i tassi di ricostruzione della mammella sono aumentati dall’11.6% nel 1998 al 36.4% nel 2011 (p trend < 0.001), mentre i tassi di mastectomia bilaterale per tumore unilaterale erano aumentati dall’1.9% nel 1998 all’11.2% nel 2011 (p trend < 0.001). In conclusione, negli ultimi dieci anni sono stati osservati marcati trend verso più alte percentuali di pazienti eleggibili alla chirurgia conservativa della mammella che si sono sottoposte a mastectomia, ricostruzione della mammella e mastectomia bilaterale. I maggiori incrementi sono stati registrati nelle donne con tumore con linfonodi negativi e malattia in situ. I tassi di mastectomia non hanno tuttavia superato gli attuali ‘benchmark’ di accreditamento dell’American Cancer Society/American College of Surgeons Commission on Cancer. Ulteriore ricerca è quindi necessaria per identificare i fattori associati a questi trend e le implicazioni per la misura della ‘performance’ nei centri accreditati dall’American Cancer Society/American College of Surgeons Commission on Cancer.
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