To determine the demographic, clinical, decision-making, and quality-of-life factors that are associated with treatment decision regret among long-term survivors of localized prostate cancer. We evaluated men who were age ≤ 75 years when diagnosed with localized prostate cancer between October 1994 and October 1995 in one of six SEER tumor registries and who completed a 15-year follow-up survey. The survey obtained demographic, socioeconomic, and clinical … (leggi tutto)
È ben noto che i trattamenti attivi nei pazienti con tumore della prostata in stadio iniziale sono inevitabilmente associati a un certo rischio di effetti collaterali e che alcuni di questi effetti collaterali possono comportare un significativo impatto sulla qualità di vita. L’interessante survey pubblicata sul
Journal of Clinical Oncology evidenzia che, in una serie di pazienti lungo-sopravviventi dopo aver ricevuto una diagnosi di neoplasia prostatica in stadio localizzato, solo una proporzione di soggetti relativamente piccola si è “pentita” rispetto alla decisione terapeutica intrapresa. Va sottolineato che la probabilità di pentimento risultava maggiore nei soggetti che avevano poi sofferto di fastidi dopo la terapia ed è altrettanto rilevante che i soggetti, che si dichiaravano “soddisfatti” circa l’accuratezza dell’informazione ricevuta al momento della proposta terapeutica, erano poi quelli che più difficilmente si lamentavano della decisione. Il messaggio da trarre è che, al momento della diagnosi, è molto importante discutere accuratamente con il paziente i rischi e i benefici attesi con ciascuna opzione terapeutica. Nelle linee guida AIOM (edizione 2016) leggiamo: “
[…] La scelta del trattamento dovrebbe inoltre tener conto delle preferenze del paziente (considerando anche le diverse sequele legate ai singoli trattamenti), che pertanto andrebbe correttamente informato sui benefici potenziali, sui rischi e sugli esiti di ciascun tipo di procedura. […]”