mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
18 Aprile 2011

TRATTAMENTO ORMONALE BREVE E RADIOTERAPIA NEL CANCRO ALLA PROSTATA LOCALMENTE AVANZATO

La terapia neoadiuvante di deprivazione androgenica (NADT) a breve termine, in combinazione alla radioterapia, è risultata una valida opzione di trattamento del tumore alla prostata localmente avanzato, in particolare nei pazienti che non presentano metastasi linfonodali o comorbidità metaboliche preesistenti che possono peggiorare con una NADT protratta. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) riassume i dati del follow-up di 10 anni del trial TROG 96.01 che aveva esaminato l’efficacia della NADT a breve termine (3 mesi o 6 mesi) sulla progressione clinica e sulla mortalità, quando associata alla radioterapia in pazienti con cancro alla prostata localmente avanzato. I ricercatori dell’Università di Newcastle in Australia, afferenti al Trans-Tasman Radiation Oncology Group, hanno randomizzato 818 pazienti con tumore alla prostata in stadio T2b, T2c, T3 e T4 N0M0 tra giugno 1996 e febbraio 2000 a ricevere sola radioterapia, NADT per 3 mesi in associazione alla radioterapia oppure NADT per 6 mesi e radioterapia. La dose di radioterapia era uguale per tutti i gruppi di pazienti: 66 Gy, rilasciati direttamente alle vescicole seminali e prostatiche (escludendo i linfonodi pelvici) in 33 frazioni di 2 Gy al giorno (lunedì-venerdì) in un periodo di 6.5 – 7.0 settimane. La NADT era costituita da goserelin (3.6 mg/mese per via sottocutanea) e flutamide (250 mg tre volte al giorno per via orale). La prima dose di NADT è stata somministrata 2 mesi prima della radioterapia nel gruppo sottoposto a trattamento per 3 mesi e 5 mesi prima della radioterapia in quello randomizzato a 6 mesi di NADT. Gli endpoint primari erano la mortalità specifica per cancro alla prostata e la mortalità per tutte le cause. L’assegnazione del trattamento era in aperto e la randomizzazione seguiva una metodica di minimizzazione basata su età, quadro clinico, stadio del tumore e livelli iniziali di antigene prostatico specifico (PSA). L’analisi era ‘intention-to-treat’ e lo studio si è concluso al follow-up, con tutte le principali analisi degli endpoint completate. Dopo un follow-up medio di 10.6 anni (IQR: 6.9 – 11.6), i pazienti eleggibili erano 802, di cui 270 nel gruppo assegnato alla sola radioterapia, 265 nel gruppo con NADT per 3 mesi e 267 in quello con NADT per 6 mesi. Rispetto alla sola radioterapia, l’introduzione di NADT per 3 mesi ha ridotto l’incidenza cumulativa di progressione del PSA (hazard ratio [HR] aggiustato 0.72, IC 95%: 0.57 – 0.90; p = 0.003) e di progressione locale (HR 0.49, IC 95%: 0.33 – 0.73; p = 0.0005) e ha migliorato la sopravvivenza libera da eventi (HR 0.63, IC 95%: 0.52 – 0.77; p < 0.0001). La combinazione con NADT per 6 mesi ha ulteriormente ridotto la progressione del PSA (HR 0.57, IC 95%: 0.46 – 0.72; p < 0.0001) e la progressione locale (HR 0.45, IC 95%: 0.30 – 0.66; p = 0.0001) e ha prolungato la sopravvivenza libera da eventi (HR 0.51, IC 95%: 0.42 – 0.61, p < 0.0001), rispetto alla sola radioterapia. Il trattamento con NADT per 3 mesi non ha alterato la progressione a distanza (HR 0.89, IC 95%: 0.60 – 1.31; p = 0.550), né la mortalità specifica per tumore alla prostata (HR 0.86, IC 95%: 0.60 – 1.23; p = 0.398) o la mortalità per tutte le cause (HR 0.84, IC 95%: 0.65 – 1.08; p = 0.180), rispetto alla sola radioterapia. Al contrario, la NADT per 6 mesi ha ridotto la progressione a distanza (HR 0.49, IC 95%: 0.31 – 0.76; p = 0.001), la mortalità specifica per tumore alla prostata (HR 0.49, IC 95%: 0.32 – 0.74; p = 0.0008) e la mortalità per tutte le cause (HR 0.63, IC 95%: 0.48 – 0.83; p = 0.0008), rispetto alla sola radioterapia. La morbilità legata al trattamento non è aumentata con NADT nei primi 5 anni dopo la randomizzazione.
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