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19 Aprile 2012

TRATTAMENTO DI PRIMA LINEA DEL CARCINOMA RENALE AVANZATO CON SUNITINIB IN SCHEDULA INTERMITTENTE VS CONTINUA

Nessun beneficio in termini di efficacia e sicurezza con schedula continua rispetto alla standard approvata, che rimane il trattamento elettivo per questi pazienti

Nel trattamento del carcinoma renale metastatico, sunitinib ha mostrato attività antitumorale associata ad un buon profilo di sicurezza sia utilizzato in schedula standard intermittente che in somministrazione giornaliera continua. Precedenti studi di fase II in singolo braccio avevano evidenziato un’attività antitumorale associata ad un profilo di tossicità gestibile con il dosaggio continuativo. Lo studio di fase II (EFFECT), condotto tra gennaio 2007 e giugno 2008 e presentato ad ASCO 2011, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) è stato disegnato per comparare le due schedule. I 292 pazienti con carcinoma renale avanzato, naïve al trattamento, sono stati randomizzati (1:1) in 59 centri americani a sunitinib 50 mg/die per 4 settimane più 2 di sospensione (schedula standard 4/2: n = 146) oppure 37.5 mg/die in continuo (n = 146), per una durata massima di 2 anni. Endpoint primario era il tempo alla progressione del tumore. I risultati indicano un tempo mediano alla progressione del tumore di 9.9 mesi nei pazienti che hanno ricevuto la schedula 4/2 e di 7.1 mesi in quella a dose giornaliera continua (hazard ratio, HR, 0.77; IC 95%: 0.57 – 1.04; p = 0.090). La sopravvivenza libera da progressione è risultata inferiore a 9 mesi in entrambe i bracci. Gli autori sostengono che ciò possa essere spiegato dalle caratteristiche dei pazienti arruolati, più vicine a quelle della comune pratica clinica, con più basso numero di pazienti nefrectomizzati nello studio, rispetto allo studio di fase III. Di fatto, in pazienti meno selezionati rispetto a quanto succede negli studi clinici registrativi, il dato di sopravvivenza libera da progressione di 11 mesi non è mai stato osservato. Nessuna differenza significativa è stata rilevata sulla sopravvivenza globale (23.1 vs 23.5 mesi; p = 0.615), sui più comuni eventi avversi o sintomi del cancro renale riportati dai pazienti. La schedula 4/2 è risultata statisticamente superiore alla somministrazione giornaliera continua in termini di tempo al deterioramento, un endpoint composito di morte, progressione e sintomi correlati alla malattia (p = 0.034). In conclusione, i ricercatori statunitensi non hanno evidenziato alcun beneficio in termini di efficacia o sicurezza con la somministrazione continua di sunitinib (37.5 mg/die), rispetto alla schedula approvata 4/2 con 50 mg/die. Dato il più lungo tempo alla progressione del tumore osservato con la schedula standard, l’aderenza alla dose e alla schedula rimane il ‘goal’ del trattamento nei pazienti con carcinoma renale avanzato.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 3 – Aprile 2012
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