lunedì, 17 giugno 2024
Medinews
9 Ottobre 2008

TRATTAMENTO DI PRIMA LINEA CON BEVACIZUMAB E INTERFERONE-2A NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Un’analisi retrospettiva, pubblicata negli Annals of Oncology da ricercatori europei in collaborazione con oncologi australiani, suggerisce che la dose di interferone- (IFN), somministrata a pazienti con carcinoma renale (CCR) metastatico che ricevono bevacizumab in associazione a IFN, può essere abbassata per ridurre gli effetti collaterali mantenendo la stessa efficacia. Lo studio AVOREN aveva mostrato un allungamento della sopravvivenza libera da progressione in pazienti con CCRm non trattato quando sottoposti a terapia con bevacizumab e IFN, rispetto a IFN e placebo. Tale evidenza ha fornito le basi per questo studio, che attraverso un’analisi di gruppo ha portato alla valutazione degli effetti di dosi ridotte di IFN. I 649 pazienti arruolati nello studio hanno ricevuto 9 MIU di IFN s.c. tre volte a settimana, in associazione a bevacizumab (10 mg/kg) o placebo ogni 2 settimane fino a progressione della malattia. La dose di IFN è stata ridotta a 6 o 3 MIU alla manifestazione di tossicità attribuibile a IFN. Le differenze tra i bracci di trattamento, rispetto a sopravvivenza libera da progressione, tasso di risposta e tollerabilità, sono state analizzate nel gruppo trattato con dose ridotta di IFN, durante lo studio AVOREN (131 pazienti nel braccio bevacizumab e IFN e 97 nel braccio IFN e placebo). I tassi di sopravvivenza libera da progressione nel gruppo bevacizumab e IFN a dose ridotta erano paragonabili a quelli della popolazione totale (stime di Kaplan-Meier di frequenza libera da eventi a 1 anno: 0.524 vs 0.427). L’associazione bevacizumab e IFN a dose ridotta è risultata ben tollerata ed ha mostrato una netta diminuzione degli effetti avversi, correlata al grado di riduzione della dose.

First-line bevacizumab combined with reduced dose interferon-2a is active in patients with metastatic renal cell carcinoma
B. Melichar1,*, P. Koralewski2, A. Ravaud3, A. Pluzanska4, S. Bracarda5, C. Szczylik6, C. Chevreau7, M. Filipek8, R. Delva9, E. Sevin10, S. Négrier11, J. McKendrick12, A. Santoro13, P. Pisa14 and B. Escudier15
1Charles University Medical School and Teaching Hospital, Hradec Králové, Czech Republic 2Szpital im. Rydygiera, Krakow, Poland 3Department of Medical Oncology and Radiotherapy, Hôpital Saint André, CHU Bordeaux, Bordeaux, France 4Klinika Chemioterapii AM, Lodz, Poland 5Department of Medical Oncology, Azienda Ospedaliera, Perugia, Italy 6Oncology Clinic, Wojskowy Instytut Medyczny, Warsaw, Poland 7Department of Medical Oncology, Institut Claudius-Regaud, Toulouse Cedex, France 8Szpital Wojewodzki im. Sw. Lukasz, Tarnow, Poland 9Department of Medical Oncology, Centre Paul Papin, Angers 10Centre Régional François Baclesse de Lutte contre le Cancer, Caen 11Department of Medical Oncology, Centre Léon Bérard, Lyon, France 12Department of Medical Oncology, Box Hill Hospital, Box Hill, Australia 13Department of Oncology and Hematology, Istituto Clinico Humanitas, Rozzano, Italy 14F. Hoffmann-La Roche Ltd, Basel, Switzerland 15Department of Medicine, Institut Gustave Roussy, Villejuif, France
Annals of Oncology 2008; Volume 19, Number 8, August: Pages 1470 – 1476
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