TRATTAMENTO DELLA TROMBOSI ASSOCIATA AL CANCRO
Le opzioni terapeutiche per il trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) nei pazienti oncologici rimangono ancora molto limitate. Sebbene la monoterapia con eparina a basso peso molecolare (LMWH) sia stata identificata come regime semplice ed efficace rispetto alla terapia iniziale con anticoagulante per via parenterale seguita da quella a lungo termine con antagonisti della vitamina K, molte questioni cliniche rimangono tuttora senza risposta. Nella revisione pubblicata sulla rivista Blood (leggi abstract), i ricercatori della University of British Columbia di Vancouver ricordano che tra queste mancate risposte sono incluse la durata ottimale della terapia anticoagulante, il trattamento della TEV ricorrente e la gestione dei pazienti con sanguinamento o a elevato rischio di emorragia. Le raccomandazioni delle linee guida di consenso clinico per il trattamento sono principalmente basate su studi retrospettivi o su dati estrapolati da popolazioni con TEV non di tipo oncologico, dato che studi randomizzati, controllati, focalizzati sulla trombosi associata al tumore, sono ancora purtroppo limitati. Inoltre, con i miglioramenti osservati nelle tecnologie d’immagine e la prolungata sopravvivenza dei pazienti con tumore, si stanno affrontando sfide sempre più uniche, tra queste la gestione della TEV incidentale. I clinici dovrebbero dunque conoscere le limitazioni dei nuovi anticoagulanti orali e per questo evitarne l’uso nel trattamento della trombosi associata al cancro per la scarsità dell’evidenza.