martedì, 27 luglio 2021
Medinews
22 Agosto 2011

TRATTAMENTO DEL CARCINOMA RENALE LOCALIZZATO

Revisione della letteratura che offre indicazioni sulle varie tecniche chirurgiche ablative per il tumore di piccole dimensioni e le modalità di selezione dei pazienti

La crescente incidenza di carcinoma renale localizzato osservata negli ultimi 30 anni e la controversia sui tassi di mortalità hanno suggerito la rivalutazione del trattamento attualmente in uso. Nello studio pubblicato sulla rivista European Urology (leggi abstract originale), gli autori hanno eseguito una revisione critica dei dati recenti sulla gestione del carcinoma renale localizzato per ottenere un consensus generale. A questo scopo, i ricercatori dell’ospedale universitario K. U. di Lovanio in Belgio, hanno condotto una ricerca nel database di MedLine dall’1 gennaio 2004 al 3 marzo 2011, utilizzando come parole chiave: renal cell carcinoma, nephrectomy (con Medical Subject Heading [MeSH] major topic), surgical procedures, minimally invasive (con MeSH major topic), nephron-sparing surgery, cryoablation, radiofrequency ablation, surveillance e watchful waiting. I risultati dell’analisi indicano che una sorveglianza attiva iniziale dovrebbe essere la prima opzione di trattamento delle masse renali più piccole (< 4 cm) nei pazienti non sani o che abbiano una limitata aspettativa di vita. Le piccole masse renali che mostrano una crescita veloce o che raggiungono i 4 cm di diametro mentre i pazienti sono in sorveglianza attiva dovrebbero essere considerate per il trattamento. La nefrectomia parziale è il trattamento noto per i tumori T1a (< 4 cm) e il trattamento standard emergente per i tumori T1b (4 – 7 cm), se la procedura è tecnicamente eseguibile e il tumore può essere completamente rimosso. La nefrectomia radicale dovrebbe essere limitata ai casi in cui il tumore non sia operabile con la chirurgia ‘nephron sparing’. La nefrectomia radicale con tecnica laparoscopica ha preso il sopravvento sulla nefrectomia radicale in campo aperto in termini di morbilità e dovrebbe essere lo standard di cura per i tumori T1 e T2, premesso che sia eseguita in un centro specializzato per la laparoscopia e non sia possibile attuare la chirurgia ‘nephron sparing’. La nefrectomia parziale in campo aperto, e non la nefrectomia radicale con tecnica laparoscopica, dovrebbe essere applicata se non è disponibile la competenza necessaria per eseguire questa metodica minimamente invasiva. In questo momento, non sono disponibili dati a lungo termine sufficienti per comparare adeguatamente le tecniche ablative con le opzioni chirurgiche. Quindi, le terapie ablative dovrebbero essere riservate a pazienti accuratamente selezionati ad alto rischio chirurgico con piccoli tumori renali (< 4 cm). In conclusione, gli autori suggeriscono l’individualizzazione del trattamento migliore per i pazienti con carcinoma renale localizzato: la conservazione delle funzioni renali senza compromettere l’esito oncologico dovrebbe essere il goal più importante nel processo di ‘decision-making’.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 8 – Agosto 2011
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