sabato, 28 gennaio 2023
Medinews
7 Luglio 2010

TRATTAMENTO DEL CARCINOMA EPATICO IN STADIO INTERMEDIO

TACE è di scelta in questo gruppo di pazienti, però la percentuale di successo non supera il 60 percento; alternativa è il trattamento sistemico riservato in genere agli stadi più avanzati

Il sistema di stadiazione più utilizzato per formulare la prognosi in pazienti con carcinoma epatico e di conseguenza supportare la scelta della strategia migliore di trattamento è il Barcelona Clinic Liver Cancer (BCLC), che include 4 stadi della malattia (precoce, intermedio, avanzato e terminale). Lo stadio intermedio del BCLC raggruppa i pazienti in classe Child-Pugh A o B con carcinoma epatico multinodulare di grandi dimensioni e performance status preservato. Questa definizione è abbastanza ampia e include una popolazione eterogenea di pazienti, che considera sia l’estensione del tumore (da epatocarcinoma bifocale a sostituzione subtotale del parenchima epatico con la massa tumorale) che la funzione epatica (da Child-Pugh A5 compensata a B9 decompensata). Gli autori dell’articolo pubblicato nella rivista Digestive Liver Disease (leggi abstract originale) ricordano che la modalità di trattamento raccomandata per questo stadio è, in genere, la chemio-embolizzazione transarteriosa (TACE). Tuttavia, concordemente all’eterogeneità della popolazione intermedia, i pazienti ricevono un trattamento migliore quando la decisione è individualizzata e soprattutto presa nell’ambito di un gruppo interdisciplinare. Ad esempio, i pazienti in classe Child-Pugh B possono non beneficiare del trattamento con TACE o, anzi, manifestare conseguenze gravi. La TACE infatti induce la necrosi radiologica completa in circa il 35-60% dei casi (dopo 2-3 applicazioni); i rimanenti casi, che non raggiungono la necrosi completa o che presentano ampia recidiva precoce, dovrebbero essere gestiti individualmente, considerando anche trattamenti sistemici che normalmente sono riservati ai pazienti in stadio più avanzato della malattia.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 7 – Luglio 2010
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