mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
3 Maggio 2012

TRATTAMENTO DEL CARCINOMA EPATICO DIFFUSO CON MICROSFERE A RILASCIO DI DOXORUBICINA

Il tumore multinodulare rappresenta uno stadio avanzato della malattia e DEBDOX è risultato efficace e sicuro rispetto ai controlli e alla migliore terapia sistemica

Il carcinoma epatico multinodulare (≥ 10 lesioni) ha sempre rappresentato un’indicazione controversa della chemio-embolizzazione endoarteriosa (TACE) per l’estensione della malattia e la convinzione che non si potesse ottenere beneficio clinico. Scopo dello studio pubblicato sulla rivista Onkologie (leggi abstract originale) è stato valutare la sicurezza e l’efficacia della chemio-embolizzazione con microsfere a rilascio di doxorubicina (DEBDOX) nel trattamento del carcinoma epatico multinodulare. I ricercatori dell’Università di Louisville hanno identificato, tra i 503 pazienti inseriti nel ‘DC Bead registry database’ multinazionale prospettico (periodo giugno 2007 – febbraio 2010), 176 pazienti trattati con DEBDOX per il carcinoma epatico. Lo studio indica che 42 pazienti avevano carcinoma epatico multinodulare e 134 non multinodulare. Dopo un follow-up mediano di 12 mesi, il gruppo con carcinoma multinodulare mostrava un tasso di risposta del 56%, secondo i criteri RECIST modificati, e una sopravvivenza globale mediana di 7.6 mesi, rispetto al 57% e 15 mesi nel gruppo con carcinoma non multinodulare (p = 0.08). In conclusione, il carcinoma epatico multinodulare rappresenta uno stadio più avanzato della malattia, tuttavia il trattamento con DEBDOX è sicuro ed efficace quando comparato a controlli storici e alla migliore terapia sistemica attuale. Secondo gli autori, però, per confermare i risultati osservati è necessaria una terapia arteriosa epatica e una valutazione continuativa di questo gruppo di pazienti.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 4 – Maggio 2012
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