giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
6 Novembre 2008

TRAPIANTO ALLOGENICO DI CELLULE STAMINALI NELLA MIELOFIBROSI: ESPERIENZA VENTENNALE DEL GITMO

Il Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo (GITMO) ha concluso, a seguito di un’esperienza ventennale sulla mielofibrosi, che l’outcome dei pazienti sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali è significativamente migliorato dopo il 1996 per la riduzione della mortalità trapianto-correlata. I risultati sono stati pubblicati nella rivista Haematologica (leggi abstract originale). Gli autori hanno osservato un’associazione tra riduzione di mortalità e scelta del donatore e tra prolungata sopravvivenza globale e uso di sangue periferico come sorgente di cellule staminali. Il trapianto allogenico di cellule staminali è una procedura potenzialmente curativa della mielofibrosi, sebbene la sua applicazione sia stata limitata proprio a causa dell’elevata mortalità trapianto-correlata. Gli autori hanno valutato l’efficacia del trapianto allogenico con cellule staminali nei pazienti con mielofibrosi e l’impatto di possibili fattori prognostici. Presso i 26 centri italiani coinvolti nello studio sono stati trapiantati, tra il 1986 e il 2006, 100 pazienti. L’età mediana dei pazienti al momento del trapianto era di 49 anni (range: 21-68) e la quasi totalità (90%) aveva un punteggio Dupriez medio-alto. Il 48% ha ricevuto un regime mieloablativo di condizionamento e il 78% ha ricevuto cellule staminali da donatori consanguinei compatibili. L’incidenza cumulativa di attecchimento a 90 giorni dal trapianto era dell’87% (IC 95%: 0.87-0.97). L’incidenza cumulativa di mortalità trapianto-correlata a 1 e a 3 anni era, rispettivamente, del 35 e 43%. Le percentuali di sopravvivenza globale e libera da recidiva a 3 anni dopo trapianto erano del 42 e 35%, rispettivamente. In analisi multivariata, un trapianto eseguito prima del 1995, il donatore non consanguineo e un lungo intervallo tra diagnosi e trapianto erano fattori prognostici sfavorevoli. È stato anche osservato un trend verso una sopravvivenza globale e libera da recidiva più lunghe nei pazienti che avevano ricevuto cellule staminali da sangue periferico piuttosto che da midollo osseo (p = 0.070 e p = 0.077, rispettivamente). L’intensità della terapia di condizionamento (regime mieloablativo vs ridotta intensità) non aveva significativa influenza prognostica.


SIENEWS – numero 21 – 6 novembre 2008
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