Among patients with non–small-cell lung cancer (NSCLC), data on intratumor heterogeneity and cancer genome evolution have been limited to small retrospec- tive cohorts. We wanted to prospectively investigate intratumor heterogeneity in relation to clinical outcome and to determine the clonal nature of driver events and evolutionary processes in early-stage NSCLC. In this prospective cohort study, we performed multiregion whole-exome sequenc- ing on 100 early-stage … (leggi tutto)
Il concetto di patologia oncologica altamente eterogenea a livello intratumorale è sicuramente ben descritto in altre patologie, meno per il tumore polmonare. In questa pubblicazione non solo viene descritta l’eterogeneità intratumorale in alcuni casi di neoplasia toracica in stadio precoce, ma viene anche rapportata con la prognosi di malattia. Vengono testati 100 casi di NSCLC completamente resecato naïve da trattamento sistemico effettuando
whole-exome sequencing in diversi punti del campione stesso. Le alterazioni individuate vengono distinte in clonali, quando presenti in tutte le cellule tumorali, e subclonali, quando presenti solo in un sottogruppo di cellule tumorali. Un’eterogeneità diffusa viene identificata sia per l’alterazione delle copie (48%: range = 0,3 – 88) sia per le mutazioni somatiche (30%: range = 0,5 – 93). Sebbene le
mutazioni driver (EGFR, MET, BRAF e TP53) fossero tipicamente clonali,
mutazioni driver eterogenee che si sviluppano più tardivamente nello sviluppo tumorale (PIK3CA, NF1) sono state descritte in più del 75% dei tumori. Un più alto livello (rispetto a un basso livello) di mutazioni somatiche subclonali si associava, seppur in modo non statisticamente significativo, con una peggiore prognosi ed in particolare con un minore tempo libero da malattia (hazard ratio [HR] = 0,86; p = 0,70), mentre un’associazione significativa veniva riportata tra un alto vs basso livello di alterazioni del
copy-number subclonali (HR = 4,9; p = 4,4 × 10−4). Sembrerebbe quindi che l’eterogeneità intratumorale mediata da un’instabilità cromosomica si associ con un più elevato rischio di ricaduta e di morte, assegnandole così un importante ruolo prognostico.