mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
30 Novembre 2009

TOMASSINI, FEDERALISMO ‘ARMA’ PER COMBATTERE DIFFERENZE TRA REGIONI

Il federalismo come ‘arma’ per combattere le disuguaglianze tra i sistemi sanitari delle diverse Regioni, e superare un’Italia a due velocità, con un Nord primo della classe e un meridione che troppo spesso arranca. “Può sembrare un’affermazione provocatoria, ma il federalismo fiscale può essere la vera e propria chiave di volta”. La ‘ricetta’ arriva dal presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato Antonio Tomassini, in perfetta linea con quanto emerso dall’incontro ‘Il diritto alla Salute, tra eguaglianza dei cittadini e modello federale’, promosso dall’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, presieduta dallo stesso Tomassini. “Pensiamo alla possibilità – afferma il presidente – di poter seguire esempi virtuosi, sia di governi regionali di centrodestra che di centrosinistra, da esportare nelle regioni non virtuose, nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione”, che sancisce “la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”. In Italia la sanità fa i conti “con tre riforme realizzate in tempi diversi e in contraddizione tra di loro, nonché solo parzialmente applicate. A queste – fa notare Tomassini – si aggiunge la riforma del titolo V della Costituzione”, che ha introdotto, tra le altre cose, l’articolazione su base regionale delle politiche sanitarie. “Si è sviluppato comunque un servizio sanitario buono – sottolinea il presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama – ma che ha nello squilibrio tra diverse regioni il suo difetto principale. Per terminare le transizioni in atto, essere vicini ai bisogni dei cittadini e rispettare le peculiarità regionali, il federalismo fiscale offre la possibilità di seguire esempi virtuosi. Allo Stato va il compito di indirizzo e di controllo, nonché quello di promuovere gli esempi virtuosi”. Una posizione, quella di Tomassini, in perfetta linea con il punto di vista del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. Che tuttavia riconosce anche le “criticità create dalla riforma dell’articolo V del testo costituzionale”, con un’opinione pubblica, ma anche parte del Parlamento, “che continuano a vedere il Governo come unico referente, dimenticando le competenze regionali”. Il sottosegretario, in particolare, individua tre ‘nodi’ con cui le Regioni, e non solo, sono e saranno sempre più chiamate a fare i conti. “Innanzitutto – spiega – c’è il problema dell’omogeneità territoriale delle cure destinate ai cittadini, con rischi per l’esigibilità del diritto alla salute, cardine del Ssn. Altro scenario preoccupante le nuove terapie personalizzate, che il più delle volte hanno costi elevati e dunque possono porre problemi di accesso alle cure. Infine, c’è una preoccupazione di ordine etico – fa notare – alla luce del peso che l’autodeterminazione sta assumendo nell’ambito del rapporto tra medico e paziente. Se tale principio prevale sui criteri di appropriatezza, si apre un problema che bisognerà affrontare necessariamente”. Alle istituzioni centrali va dunque il compito, precisa Roccella, “di individuare le migliori pratiche e promuoverle, attuare un monitoraggio attento ed emanare linee guida. Ma non possiamo che attendere il completamento della riforma” per tirare le somme sulla questione. Intanto gli addetti ai lavori riuniti al convegno capitolino avanzano idee per superare le differenze che animano la sanità da un estremo all’altro della Penisola. “Sul fronte dei vaccini, dove purtroppo osserviamo un’Italia a macchia di leopardo – propone ad esempio Carlo Signorelli, ordinario di Igiene generale e applicata all’università di Padova e vicepresidente della Società italiana di igiene (Siti) – si potrebbe pensare ad un organo tecnico che tracci la via maestra da seguire, come avviene attualmente negli Usa dove ogni anno un Comitato aggiorna le linee guida in materia. La situazione non può infatti mancare di un input centralizzato che indirizzi le politiche vaccinali regionali. Non bisogna infatti dimenticare che i ritardi, in questo campo, generano veri e propri danni”.
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