domenica, 3 luglio 2022
Medinews
9 Aprile 2017

Three-Year Follow-Up of an Alectinib Phase I/II Study in ALK-Positive Non–Small-Cell Lung Cancer: AF-001JP

Alectinib is an anaplastic lymphoma kinase (ALK) –specific kinase inhibitor that seems to be effective against non–small-cell lung cancer (NSCLC) with a variety of ALKmutations. The primary analysis of AF-001JP reported a promising overall response rate. To assess progression-free survival (PFS) and overall survival (OS), patients from the phase II part of AF-001JP were followed up for approximately 3 years. Oral alectinib 300 mg was administered twice per day to … (leggi tutto)

La popolazione di ALK riarrangiati rappresenta all’incirca il 4% dei casi di NSCLC in stadio avanzato nella popolazione caucasica. Da questo mese è disponibile e rimborsato anche in Italia crizotinib per la prima linea di trattamento di questi pazienti. Purtroppo, anche in presenza di un’ottima risposta all’inibitore di I generazione i pazienti vanno incontro a progressione ed è dimostrato in letteratura il beneficio che questi possono trarre da un algoritmo sequenziale che preveda diversi ALK inibitori, somministrati con una sequenzialità che al momento non è perfettamente definita. Per il farmaco oggetto di questa pubblicazione sono già stati presentati dati randomizzati verso crizotinib per la prima linea di trattamento nella popolazione giapponese con malattia avanzata e riarrangiamento di ALK, dimostrandone una sua significativa superiorità in termini di PFS e di profilo di tollerabilità. Questa pubblicazione invece fornisce i dati di follow-up a tre anni per lo studio che ha portato all’approvazione di alectinib da parte delle agenzie regolatorie (prima in Giappone e poi in altri Paesi). All’ultimo follow-up, estrapolando i dati dalla componente di fase due, 25 dei 46 pazienti trattati con alectinib erano ancora in trattamento con alectinib con progressione di malattia documentata nel 39% (18 pazienti), un PFS non raggiunto (PFS rate a 3 anni: 62%; IC 95%: 45 – 75) e un OS a 3 anni pari al 78%, dato impensabile fino a pochi anni fa nella malattia avanzata. Lo studio conferma il buon profilo di tollerabilità della molecola. Pur trattandosi di un sottogruppo di pazienti, in una patologia che conta 40.000 nuovi casi/anno in Italia, la speranza è che anche i pazienti italiani possano avere presto accesso a questa molecola.
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