martedì, 5 maggio 2026
Medinews
27 Giugno 2017

The impact of baseline Edmonton Symptom Assessment Scale scores on treatment and survival in patients with advanced non-small cell lung cancer

Palliative systemic therapy is frequently underutilsed in patients with advanced non-small cell lung cancer, for many reasons. The aim of this study was to identify patient-reported factors that may predict for treatment decisions and survival in advanced NSCLC, using the Edmonton Symptom Assessment Scale (ESAS), which is a self-reported questionnaire that quantifies symptom burden by asking patients to rate the severity of 9 common symptoms. With ethics … (leggi tutto)

Circa 25 anni fa Eduardo Bruera introduceva nella pratica clinica l’ESAS (Edmonton Symptom Assessment Scale) pubblicando un lavoro sul Journal of Palliative Care (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1714502 ) su una nuova modalità di rilevazione dei sintomi direttamente dal paziente o dallo stesso con l’aiuto di un caregiver, di una infermiera o di un medico, due volte al giorno all’interno della Sua unità di cure palliative. Il questionario si presentava in maniera molto semplice: 9 items (pain, activity, nausea, depression, anxiety, drowsiness, appetite, sensation of well-being, shortness of breath) con intensità valutabile secondo VAS (Visual Analogue Scale). Se nel 1991 lo studio rappresentava un valido strumento per la rilevazione dei sintomi e del distress del paziente in un setting puramente palliativo, circa 25 anni dopo, in tempi di personalized medicine e di patient reported outcomes, l’esperienza riportata nel lavoro in analisi dimostra come lo stesso semplice questionario, calato nella pratica clinica oncologica nei pazienti che ricevono trattamenti disease-oriented, non solo correla in maniera importante con il performance status del paziente (ECOG) ma acquisisce un valore predittivo sia sull’impatto dei trattamenti chemioterapici sistemici, sia sulla sopravvivenza globale. Pur con i limiti legati a un’esperienza monoistituzionale retrospettiva in una coorte relativamente limitata e molto eterogenea di pazienti, tutti affetti da neoplasia polmonare avanzata, lo studio è interessante in quanto suggerisce l’introduzione di un valido strumento all’interno della nostra pratica clinica, facilmente eseguibile (nello studio l’ESAS è stato valutato unicamente al momento della prima visita), ripetibile e validato contribuendo al miglioramento della qualità assistenziale e dell’assessment globale dei nostri pazienti.
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