mercoledì, 6 luglio 2022
Medinews
7 Aprile 2011

TERAPIE TARGET PER IL CARCINOMA EPATICO

Revisione dello stato dell’arte di Villanueva e Llovet: fiducia ai molti studi clinici già avviati che possono fornire informazioni utili su oncogeni e nuovi trattamenti

Diversamente dalla maggior parte dei tumori solidi, l’incidenza e la mortalità del carcinoma epatico è aumentata negli ultimi dieci anni sia in Europa che negli Stati Uniti. La maggior parte dei pazienti riceve la diagnosi quando il tumore è già in stadio avanzato, quindi sono necessarie nuove terapie sistemiche. Sorafenib, un inibitore delle tirosin-chinasi, ha dimostrato efficacia clinica nei pazienti con carcinoma epatico. Gli studi sui pazienti con cancro polmonare, mammario o colorettale indicano che l’eterogeneità genetica delle cellule tumorali contribuisce ad alterare la risposta del tumore alle terapie contro specifici bersagli molecolari. Quando la progressione del tumore comporta alterazioni di specifici oncogeni (dipendenza da oncogeni), gli agenti che selettivamente bloccano i loro prodotti potrebbero anche rallentare la crescita tumorale. Tuttavia, è noto che nessuna specifica alterazione oncogenica è coinvolta nella progressione del carcinoma epatico, quindi è importante migliorare le conoscenze della patogenesi molecolare. Nella revisione pubblicata sulla rivista Gastroenterology (leggi abstract originale) si ricorda che attualmente molti studi clinici in corso stanno valutando inibitori delle tirosin-chinasi per il trattamento dell’epatocarcinoma, inclusi quelli testati in combinazione (ad es. erlotinib) o in comparazione (ad es. linifanib) a sorafenib, come terapia di prima linea. Per i pazienti che non rispondono o sono intolleranti a sorafenib, altri farmaci (come brivanib, tra gli inibitori delle tirosin-chinasi, oppure everolimus o anticorpi monoclonali, come ramucirumab) sono stati esaminati in seconda linea. Molti gli studi clinici in stadio iniziale che stanno valutando l’efficacia di circa 60 agenti per il carcinoma epatico. I risultati potranno modificare la strategia di gestione dell’epatocarcinoma e terapie di combinazione potranno essere sviluppate per i pazienti con malattia in stadio avanzato. L’identificazione di oncogeni che mediano la progressione del tumore e studi clinici che monitorino i loro prodotti come biomarcatori del tumore possono portare alla terapia personalizzata. Ma, anche agenti che interferiscono con vie cellulari del segnale necessarie alla progressione del carcinoma epatico potrebbero essere utilizzati per trattare popolazioni selezionate di pazienti e massimizzare l’efficacia e il rapporto costo-beneficio.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 4 – Aprile 2011
TORNA INDIETRO