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22 Febbraio 2012

TERAPIE TARGET NEL CARCINOMA DEI DOTTI COLLETTORI DI BELLINI

Un’analisi retrospettiva di sette casi conferma la sicurezza e la moderata efficacia di questi agenti in alternativa alla chemioterapia, nei pazienti non eleggibili

Sebbene poco comune, il carcinoma del dotto collettore (CDC) di Bellini è un tumore renale primitivo molto aggressivo che si manifesta in meno dell’1% dei casi totali di carcinoma renale. Questo sottotipo raro di tumore è sempre stato escluso dagli studi prospettici che utilizzavano terapie target. I limitati dati, ad oggi disponibili, riguardano analisi di sottogruppo di programmi ad accesso allargato con sorafenib e sunitinib e di uno studio randomizzato con temsirolimus. Tra dicembre 2004 e maggio 2010, 333 pazienti con carcinoma renale avanzato sono stati trattati presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano; tra questi, 7 (2.6%) erano affetti da CDC. Lo studio pubblicato sulla rivista Clinical and Experimental Nephrology (leggi abstract originale) ha considerato le caratteristiche generali, i sintomi, le caratteristiche patologiche, i trattamenti e l’esito dei pazienti. Tutti i pazienti affetti da CDC hanno ricevuto agenti target in prima linea di terapia: più precisamente, 4 sono stati trattati con sorafenib, 2 con temsirolimus e uno con sunitinib. Dopo progressione, 2 pazienti hanno ricevuto un trattamento di seconda linea con sunitinib. Nessun paziente è sopravvissuto più di 5 anni: 5 hanno sviluppato precocemente progressione della malattia con una sopravvivenza breve di 4 mesi, mentre gli altri 2 casi hanno manifestato un controllo più lungo della malattia con un tempo di sopravvivenza globale rispettivamente di 49 e 19 mesi. Gli eventi avversi legati al trattamento erano controllabili (fatigue, diarrea, sindrome mano-piede, ipertensione e anemia, che è stato il sintomo più frequente). Non si è resa necessaria alcuna sospensione del trattamento per gli eventi avversi. In conclusione, questa analisi retrospettiva ha indicato che gli agenti target sono sicuri e manifestano un certo grado di attività verso i CDC e possono essere, quindi, considerati un’opzione di trattamento nei pazienti non eleggibili alla chemioterapia. Ulteriori studi che riguardino biomarcatori, quali fattori predittivi della biologia tumorale, e caratteristiche cliniche sono necessari per migliorare la gestione di questo raro sottotipo di cancro.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 1 – Febbraio 2012
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