giovedì, 30 giugno 2022
Medinews
21 Settembre 2011

TERAPIE SEQUENZIALI IN PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE METASTATICO

Everolimus, dopo fallimento della terapia con rTKI, potrebbe offrire un beneficio di sopravvivenza globale ma simile sopravvivenza libera da progressione e tasso di risposta

La migliore sequenza con terapia target nei pazienti con carcinoma renale metastatico non è stata ancora definita. Per valutare l’efficacia e la tossicità di everolimus (EV) rispetto a un inibitore del recettore della tirosin-chinasi (rTKI), dopo fallimento del trattamento con un primo rTKI, ricercatori del Charité University Medicine Berlin hanno esaminato retrospettivamente in due centri accademici tedeschi 108 pazienti che hanno ricevuto rTKI o EV dopo progressione della malattia durante terapia con rTKI. Sono state valutate le sequenze del trattamento target sistemico con sunitinib (n = 85) o sorafenib (n = 23), seguito da EV (n = 62) o un rTKI diverso (n totale = 46; 35 pazienti a sorafenib e 11 a sunitinib) e la percentuale di risposta (RECIST 1.0) e la tossicità. Analisi di sopravvivenza con il metodo di Kaplan-Meier e regressione di Cox sono state condotte per esaminare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS). Le caratteristiche principali dei pazienti non differivano significativamente tra i gruppi a diversa sequenza di trattamento (rTKI-rTKI vs rTKI-EV). I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista European Urology (leggi abstract originale), indicano una percentuale di risposta, dopo fallimento del primo rTKI, non significativamente diversa tra le due terapie sequenziali con una percentuale di controllo della malattia del 51.6% nei pazienti trattati con EV e del 43.5% in quelli a cui è stato somministrato un rTKI diverso, dopo fallimento del primo rTKI. La corrispondente PFS mediana era 3.6 mesi (intervallo di confidenza [IC] 95%: 1.8 – 5.4) con EV e 4.0 mesi (IC 95%: 3.2 – 4.9) con rTKI. La stima della OS era superiore per il gruppo trattato con la sequenza rTKI-EV (43 mesi, IC 95%: 33.9 – 52.1) che per rTKI-rTKI (29 mesi, IC 95%: 18.6 – 39.5; p = 0.03), ma la differenza ha perso significato statistico dopo aggiustamento in analisi multivariata. La resistenza intrinseca di rTKI è stata associata in modo indipendente ad una successiva più bassa PFS (hazard ratio [HR] 1.79, IC 95%: 1.15 – 3.62; p = 0.015) e OS (HR 6.54, IC 95%: 3.01 – 14.20; p < 0.001). Limitazioni dello studio sono il disegno retrospettivo, il ridotto numero di casi e i fattori residuali di confondimento. In conclusione, le terapie sequenziali rTKI-EV e rTKI-rTKI possono essere ugualmente efficaci in termini di PFS e tasso di risposta, ma esisterebbe la tendenza a una sopravvivenza più lunga con la sequenza rTKI-EV. Questi dati, in particolare il potenziale beneficio di una variazione precoce di meccanismo d’azione, necessitano di conferma in studi clinici comparativi randomizzati.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 9 – Settembre 2011
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