domenica, 24 ottobre 2021
Medinews
26 Settembre 2012

TERAPIE PER I SINGOLI PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE METASTATICO: FUGA DAGLI STUDI DI FASE III?

L’analisi dei dati suggerisce che le informazioni più utili in termini di efficacia e sicurezza possono derivare da studi osservazionali o da programmi di accesso allargato

L’ampia disponibilità di nuovi farmaci anti-angiogenici per il trattamento del carcinoma renale metastatico ha recentemente rivoluzionato il trattamento di questa malattia, offrendo molte alternative per i pazienti che storicamente erano trattati con la sola immunoterapia. Il dott. Fable Zustovich e colleghi dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova hanno analizzato i sei farmaci attualmente approvati per il carcinoma renale metastatico che sono giunti alla commercializzazione principalmente sulla base dei risultati di studi randomizzati, controllati, di fase III, che ne hanno documentato l’efficacia rispetto alla terapia ritenuta standard o a placebo. Tuttavia, i pazienti considerati in questi studi non si possono reputare rappresentativi della media dei pazienti che giungono all’osservazione dell’oncologo, al contrario ne costituiscono una “selezione positiva” poiché i criteri di accesso alle sperimentazioni di fase III sono piuttosto restrittivi e non consentono per esempio l’accesso alla sperimentazione a pazienti che hanno un’età particolarmente avanzata o che sono affetti da altre patologie. Scopo della revisione pubblicata sulla rivista Expert Reviews of Anticancer Therapy (leggi abstract) è stato analizzare i dati di sicurezza disponibili per i farmaci approvati per il carcinoma renale metastatico al fine di suggerire la miglior terapia per il singolo paziente in termini sia di efficacia che di sicurezza. Per ottenere ciò è necessario valutarne attentamente le caratteristiche e le comorbilità e cercare di utilizzare il farmaco tra quelli disponibili che, per efficacia e tossicità, meglio si addice alla specifica situazione clinica. Ma non solo, come prova scientifica della correttezza di un approccio personalizzato è forse necessario ottenere dati clinici da casistiche che provengono da una pratica clinica più attuale e meno selezionata, come per esempio quelle dei cosiddetti programmi di accesso allargato (Expanded Access Program o EAP) o da studi osservazionali, non di confronto, come gli studi di fase II, soprattutto se volutamente condotti in sottogruppi di pazienti con caratteristiche particolari.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 8 – Settembre 2012
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