sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
6 Luglio 2009

TERAPIE NON CONVENZIONALI, L’APPELLO DELL’AIOM. “SOLO LA MEDICINA DELL’EVIDENZA PUÒ PROVARNE L’EFFICACIA”

“Siamo contrari alla contrapposizione ideologica tra medicina tradizionale e medicina non convenzionale: esiste solo la medicina dell’evidenza. Ma non abbiamo pregiudizi alla possibilità che le terapie impropriamente definite non convenzionali vengano utilizzate, purché vi siano studi clinici che ne confermino l’efficacia”. L’AIOM chiarisce la sua posizione su un tema controverso e l’occasione è stato il convegno “Medicine non convenzionali in oncologia all’interno di un sistema regolato: miti e realtà” che si è svolto il 29 giugno a Bolzano. La scelta di organizzare l’incontro in Trentino Alto Adige non è casuale: dal prossimo autunno infatti l’ospedale Tappeiner di Merano fornirà servizi ambulatoriali di agopuntura, osteopatia, fitoterapia e omeopatia ai pazienti oncologici. Il progetto avrà la durata sperimentale di due anni e, in caso di successo, potrà essere esteso anche ad altre strutture sanitarie della Regione. “Non abbiamo certezze – ha spiegato Francesco Boccardo, Presidente nazionale AIOM – ma l’obbligo di porci domande e interrogativi: vogliamo dare un messaggio chiaro a tutela degli utenti e dell’intero sistema. Queste sostanze possono avere effetti positivi per i pazienti soprattutto per controllare alcuni effetti collaterali indotti dalle cure ma possono avere anche interazioni con l’assorbimento o il metabolismo dei farmaci antitumorali. Solo una corretta sperimentazione e lo studio delle possibili interferenze con i farmaci antitumorali possono consentire di inserirle nei protocolli terapeutici”. La gente comunemente crede che tutti i rimedi naturali siano innocui, anche molti medici non sanno che alcune sostanze contenute negli alimenti e nelle bevande possono interagire con i farmaci, compresi quelli oncologici. “È provato – ha affermato Marco Venturini, Segretario nazionale AIOM – che il succo di pompelmo può aumentare la tossicità di una molecola registrata per il tumore al seno. Va anche sottolineato che al Congresso americano di oncologia di quest’anno è stato presentato uno studio randomizzato che ha dimostrato che il ginger contribuisce ad alleviare la nausea. Ma nella stragrande maggioranza dei casi non vi sono studi clinici che confermino l’efficacia delle cosiddette terapie complementari”. Ogni anno in Trentino Alto Adige più di 4000 persone sono colpite da tumore (1962 donne e 2208 uomini). La sperimentazione condotta a Merano, secondo i sostenitori del progetto, risponderebbe a precise richieste dei pazienti oncologici: già oggi l’80% ricorre a questi trattamenti rivolgendosi a strutture private. Quindi, perché non assecondare le richieste dei malati? “Il problema esiste e va affrontato – ha sottolineato Claudio Graiff, Direttore della Divisione di Oncologia Medica dell’Ospedale Centrale di Bolzano -. Con questo convegno diamo un segnale di apertura, ci poniamo in un’ottica di assoluta collaborazione, non di competizione o di alternatività”. “Non mettiamo in discussione l’importanza della continuità delle cure – ha concluso Carmelo Iacono, presidente eletto AIOM -, e che vi siano specialisti, come già accade per i palliativisti, che svolgono un ruolo essenziale in alcune fasi della malattia. Queste figure possono essere inserite nel processo di cura, collocandole accanto all’oncologo, e avere uno stretto collegamento funzionale con le strutture di assistenza. Il principio della multidisciplinarietà è infatti parte integrante del nostro sistema. Il nostro servizio sanitario però può rimborsare solo le prestazioni che rispondono a determinati modelli (trattamenti evidence-based e percorsi dignostico-terapeutici basati sull’efficacia), a cui anche le medicine non convenzionali si devono attenere”.
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