sabato, 25 maggio 2024
Medinews
12 Febbraio 2009

TERAPIE ABLATIVE PERCUTANEE PER L’EPATOCARCINOMA

Meta-analisi su quattro studi clinici randomizzati controllati che ha valutato il vantaggio delle terapie ablative percutanee rispetto all’iniezione percutanea di etanolo come trattamento dell’epatocarcinoma

Secondo le linee guida dell’AASLD (American Association for the Study of Liver Diseases), l’utilizzo dell’iniezione percutanea di etanolo (PEI) è sicura e molto efficace per il trattamento dell’epatocarcinoma di piccole dimensioni e dovrebbe essere considerato lo standard di cura verso cui confrontare le nuove terapie. Lo scopo principale di questo studio era identificare il beneficio sulla sopravvivenza in seguito a qualsiasi tipo di terapia ablativa percutanea (TAP) rispetto alla PEI nel trattamento dei pazienti con epatocarcinoma non resecabile. Endpoint secondari erano la risposta iniziale, la progressione locale e le complicanze. Studi clinici randomizzati che hanno confrontato le TAP con la PEI sono stati inclusi in questa ricerca, pubblicata nella rivista Hepatology (leggi abstract originale). Sono state utilizzate banche dati (MedLine, The Cochrane Library, CancerLit) e la ricerca manuale dal 1978 al 2008. Per valutare la potenziale eterogeneità, il modello di DerSimonian e Laird sugli effetti random è stato adottato nella meta-analisi e il test di Egger è stato utilizzato per evidenziare i potenziali bias delle pubblicazioni. I ricercatori coreani hanno selezionato 7 studi controllati randomizzati ed hanno comparato l’ablazione in radiofrequenza (RF) con la PEI, anche se solo 4 includevano 652 pazienti, che rispondevano ai criteri di inclusione per poter condurre la meta-analisi sulla sopravvivenza a 3 anni. L’analisi ha dimostrato un miglioramento della sopravvivenza a 3 anni con RF rispetto alla PEI (rischio 0.477; intervallo di confidenza 95%: 0.34-0.67; p < 0.001). L’eterogeneità dei 4 studi considerati non era significativa (Q = 4.586; p = 0.205) e non sono stati evidenziati bias nelle pubblicazioni (p = 0.647, test di Egger). D’altra parte, però, il numero di pazienti inclusi nell’analisi era insufficiente a condurre una adeguata meta-analisi che valutasse la risposta iniziale del tumore e la definizione di progressione locale o delle complicanze maggiori non era omogenea negli studi considerati.

Liver Cancer Newsgroup – Numero 2 – Febbraio 2009
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