Medinews
9 Dicembre 2014

TERAPIA INIZIALE CON FOLFOXIRI E BEVACIZUMAB NEL TUMORE METASTATICO DEL COLON-RETTO

Il trattamento di prima linea con 5-fluorouracile, leucovorina, oxaliplatino e irinotecan (FOLFOXIRI) in associazione a bevacizumab migliora l’outcome’ dei pazienti con tumore metastatico del colon-retto, rispetto all’associazione di FOLFIRI (fluorouracile, leucovorina e irinotecan) e bevacizumab, seppur a prezzo di un aumento dell’incidenza di alcuni eventi avversi. Uno dei possibili approcci standard nella terapia di prima linea del tumore metastatico del colon-retto è costituito da una fluoropirimidina e irinotecan, oppure oxaliplatino, combinati a bevacizumab (anticorpo monoclonale contro il fattore di crescita vascolo-endoteliale). Prima dell’introduzione di bevacizumab, la chemioterapia con FOLFOXIRI aveva già offerto un’efficacia superiore a FOLFIRI e, in uno studio di fase II, l’associazione di FOLFOXIRI a bevacizumab aveva mostrato una promettente attività e un tasso di eventi avversi accettabile. In questo studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract), ricercatori di 34 centri italiani hanno randomizzato 508 pazienti con tumore del colon-retto metastatico e non resecabile ad una prima linea con FOLFIRI e bevacizumab (gruppo di controllo) oppure a FOLFOXIRI e bevacizumab (gruppo sperimentale), somministrati fino a un massimo di 12 cicli e seguiti da fluorouracile e bevacizumab fino a progressione di malattia. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione. I risultati indicano una sopravvivenza mediana libera da progressione di 12.1 mesi nel gruppo sperimentale, rispetto a 9.7 mesi in quello di controllo (hazard ratio di progressione 0.75, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.62 – 0.90; p = 0.003). Il tasso di risposta obiettiva è stato pari al 65% nel gruppo sperimentale vs 53% nel gruppo di controllo (p = 0.006) e l’analisi preliminare della sopravvivenza globale ha dimostrato un trend a favore del gruppo sperimentale (31.0 vs 25.8 mesi; hazard ratio di morte 0.79, IC 95%: 0.63 – 1.00; p = 0.054). A questo proposito, un’analisi ‘adjusted’ della sopravvivenza sulla base dei fattori prognostici noti e lievemente sbilanciati tra i due bracci ha riportato un hazard ratio di 0.72 (p = 0.01). L’incidenza di neurotossicità, stomatite, diarrea e neutropenia di grado 3 o 4 era significativamente più elevata nel gruppo sperimentale. Sulla base dei risultati presentati l’associazione di FOLFOXIRI e bevacizumab si propone come una nuova possibile opzione di trattamento di prima linea per i pazienti con tumore del colon-retto metastatico.
Il dott. Fotios Loupakis dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana e Università di Pisa sottolinea che “lo studio TRIBE costituisce un importante esempio di ricerca indipendente no-profit. Uno sforzo tutto italiano mosso dalla necessità di capire se anche nella combinazione con bevacizumab un’intensificazione del trattamento chemioterapico potesse portare a consistenti benefici. Questo si conferma chiaramente sia nell’endpoint primario di PFS, che nel tasso di risposte obiettive. Al momento i dati in termini di sopravvivenza globale sono prematuri sebbene vi siano già dei risultati positivi all’analisi ‘adjusted’, ovvero tenendo conto di un lieve sbilanciamento di alcuni fattori prognostici tra i due bracci. Tuttavia i risultati definitivi in termini di OS sono attesi per il 2015. Sono di interesse anche alcuni dati preliminari presentati allo scorso ASCO 2014 riguardo i sottogruppi molecolari dello studio sulla base delle mutazioni di RAS e BRAF. Nei pazienti ‘all wild-type’ il trattamento sperimentale fa raggiungere una mediana di OS di 41.7 mesi, un risultato mai riportato fino ad oggi in uno studio randomizzato di fase III”.
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