venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
14 Dicembre 2010

TERAPIA DI ULTIMA LINEA NEL CARCINOMA POLMONARE NON A PICCOLE CELLULE

Sono stati presentati al Multidisciplinary Symposium in Thoracic Oncology, che si è svolto a Chicago il 9-11 dicembre scorsi, i risultati di un’analisi post-hoc aggiornata sullo studio internazionale, di fase IIb/III, LUX-Lung 1 su più di 580 pazienti che ha valutato l’effetto di afatinib sulla sopravvivenza dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in progressione dopo una o due linee di chemioterapia e inibitore tirosin-chinasico di EGFR di prima generazione, gefitinib o erlotinib. Il farmaco sembra offrire un beneficio clinico nei pazienti colpiti da tumore polmonare che presentano maggiore probabilità di esprimere mutazioni di EGFR. Afatinib è un doppio inibitore tirosin-chinasico di ultima generazione somministrato per via orale, che a differenza degli inibitori di prima generazione si lega in maniera irreversibile sia all’EGFR che al recettore HER2. I dati presentati al congresso di Chicago si riferiscono a un’ampia analisi post-hoc su un sottogruppo di pazienti (391) che presentavano maggiore probabilità di esprimere mutazioni di EGFR. L’analisi ha dimostrato una tendenza verso una maggiore sopravvivenza globale dei pazienti trattati con afatinib, con un miglioramento dell’11% della probabilità di sopravvivenza. L’Hazard Ratio di 0.9 (IC 95%: 0.69 – 1.18) indica una riduzione dell’11% del rischio di mortalità nel gruppo di pazienti che avevano assunto afatinib, rispetto al placebo. Altro dato importante è un aumento significativo di quattro volte della sopravvivenza libera da malattia (4.4 mesi con afatinib vs 1 mese con placebo). Il profilo di sicurezza di afatinib non ha evidenziato risultati diversi o inattesi, i principali effetti collaterali sono stati diarrea e rash/acne, che generalmente sono ben controllati con terapie di supporto o con la riduzione del dosaggio.
TORNA INDIETRO