lunedì, 26 luglio 2021
Medinews
19 Ottobre 2011

TERAPIA DI SECONDA LINEA NEL CARCINOMA RENALE REFRATTARIO

Dopo aver valutato i diversi agenti utilizzati in prima e seconda linea, gli autori discutono delle modalità di scelta e dei risultati della ricerca clinica in questo campo

Negli ultimi 5 anni, gli inibitori di VEGF/VEGFR e della via cellulare di mTOR hanno drammaticamente modificato l’approccio terapeutico del carcinoma renale metastatico. Studi clinici randomizzati controllati hanno indicato che 6 agenti target (sorafenib, sunitinib, temsirolimus, bevacizumab, everolimus e pazopanib) sono in grado di migliorare la prognosi dei pazienti. Anche se la scelta del farmaco di prima linea è abbastanza definita, ad oggi non è facile caratterizzare e valutare l’efficacia delle nuove terapie nel trattamento di seconda linea. Non è chiaro inoltre se, dopo la terapia di prima linea con un inibitore VEGF/VEGFR, dovrebbe essere raccomandato l’uso di un inibitore di mTOR o di un secondo TKI. In questa revisione pubblicata sulla rivista Critical Review of Oncology/Hematology (leggi abstract originale), i ricercatori dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova hanno descritto l’attuale evidenza che supporta l’uso di agenti target nella terapia di seconda linea, provando a combinare gli ultimi dati derivanti dalla letteratura con la propria esperienza clinica personale al fine di ottimizzare il trattamento sulle singole esigenze del singolo malato. In particolare, i ricercatori ricordano che la letteratura fornisce due opzioni nel trattamento di seconda linea per il carcinoma renale metastatico dopo progressione durante terapia con TKI: uno è quello consigliato dalle linee guida dell’Associazione Europea di Urologia (EAU guidelines) di trattare direttamente i pazienti con l’inibitore di mTOR everolimus; l’altro raccomandato dall’ASCO (American Society of Clinical Oncology) è di utilizzare un secondo TKI e tenere l’inibitore mTOR come ultima opzione. Secondo queste raccomandazioni, però rimane aperta la questione della sequenza di TKI da utilizzare: i dati disponibili suggeriscono che la sequenza sorafenib – sunitinib sia preferibile nel prolungare la sopravvivenza globale, rispetto a sunitinib – sorafenib, ma i dati sono ancora preliminari e bisognerà aspettare i risultati dello studio di fase III SWITCH, che sta comparando le due sequenze. Per la scelta del trattamento di seconda scelta, infine, i ricercatori ricordano che i clinici considerano diversi fattori quali le caratteristiche della malattia, del paziente, della risposta e del tipo di trattamento precedente. Per contribuire a risolvere questo problema, Porta et al. (EJCMO 2010;2[3]) hanno proposto un algoritmo per ‘ritagliare’ il miglior trattamento di seconda linea in base alla risposta al primo TKI.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 10 – Ottobre 2011
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