lunedì, 26 luglio 2021
Medinews
10 Gennaio 2012

TERAPIA DA DEPRIVAZIONE ANDROGENA E MORTALITÀ CARDIOVASCOLARE IN PAZIENTI CON CANCRO ALLA PROSTATA

Una meta-analisi di studi randomizzati ha confermato che non esiste alcuna associazione tra utilizzo della terapia da deprivazione androgena (ADT) e aumentato rischio cardiovascolare in pazienti con cancro alla prostata a rischio sfavorevole, anche se è stato osservato un rischio più basso di mortalità per il cancro alla prostata e per tutte le cause. Ad oggi, questa relazione non era certa e l’associazione tra ADT ed eccesso di morte per cause cardiovascolari nei pazienti con cancro alla prostata è stata oggetto di una dichiarazione congiunta di varie società mediche e di una raccomandazione di sicurezza della Food and Drug Administration (FDA) statunitense. Per valutare l’associazione tra ADT e mortalità cardiovascolare, mortalità cancro specifica e per tutte le cause in pazienti con cancro alla prostata non metastatico a rischio sfavorevole, i ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute e Brigham and Women’s Hospital di Boston hanno eseguito una revisione sistematica della letteratura, dopo ricerca nei database di MedLine, Embase e Cochrane Central Register of Controlled Trials degli studi randomizzati controllati pubblicati in lingua inglese tra l’1 gennaio 1966 e l’11 aprile 2011. L’inclusione degli studi nella meta-analisi richiedeva la presenza di: malattia non metastatica, un gruppo di intervento con ADT contenente un agonista GRH (gonadotropin-releasing hormone), un gruppo di controllo senza ADT immediato, informazioni complete sui decessi per cause cardiovascolari e un follow-up mediano superiore a un anno. L’analisi dei dati è stata effettuata da due revisori indipendenti e i risultati di incidenza, di rischio relativo (RR) e degli intervalli di confidenza (IC) sono stati calcolati utilizzando modelli a effetto casuale o fisso. In 8 studi clinici randomizzati che includevano 4141 pazienti, la morte cardiovascolare in quelli che hanno ricevuto ADT, rispetto ai controlli, non è risultata significativamente diversa (225 in 2200 vs 252 in 1941 eventi; incidenza 11.0%, IC 95%: 8.3 – 14.5, vs 11.2%, IC 95%: 8.3 – 15.0; RR 0.93, IC 95%: 0.79 – 1.10; p = 0.41). L’ADT non è stata associata a un eccesso di morte cardiovascolare in questi studi, che avevano utilizzato ADT per almeno 3 anni (lunga durata) (incidenza 11.5%, IC 95%: 8.1 – 16.0, vs 11.5%, IC 95%: 7.5 – 17.3; RR 0.91, IC 95%: 0.75 – 1.10; p = 0.34), o in studi clinici con ADT utilizzata per un periodo massimo di 6 mesi (breve durata) (incidenza 10.5%, IC 95%: 6.3 – 17.0, vs 10.3%, IC 95%: 8.2 – 13.0; RR 1.00, IC 95%: 0.73 – 1.37; p = 0.99). Tra i 4805 pazienti inclusi in 11 studi clinici che indicavano i dati di mortalità globale, l’ADT è stata associata con una più bassa mortalità specifica per cancro alla prostata (443 in 2527 vs 552 in 2278 eventi; incidenza 13.5%, IC 95%: 8.8 – 20.3, vs 22.1%, IC 95%: 15.1 – 31.1; RR 0.69, IC 95%: 0.56 – 0.87; p < 0.001) e più bassa mortalità per tutte le cause (1140 in 2527 vs 1213 in 2278 eventi; incidenza 37.7%, IC 95%: 27.3 – 49.4, vs 44.4%, IC 95%: 32.5 – 57.0; RR 0.86, IC 95%: 0.80 – 0.93; p < 0.001). In conclusione, la meta-analisi di studi randomizzati, pubblicata sulla rivista Journal of the American Medical Association (leggi abstract originale), su pazienti con cancro alla prostata a rischio sfavorevole non ha evidenziato alcuna associazione tra ADT e un aumentato rischio di morte cardiovascolare, bensì ad un più basso rischio di morte specifica per cancro alla prostata e per tutte le cause.
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