martedì, 5 maggio 2026
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1 Dicembre 2015

TERAPIA ADIUVANTE CON LAPATINIB E TRASTUZUMAB NEL TUMORE MAMMARIO INIZIALE HER2-POSITIVO: RISULTATI DELLO STUDIO RANDOMIZZATO DI FASE III DI OTTIMIZZAZIONE DEL TRATTAMENTO ADIUVANTE CON LAPATINIB E/O TRASTUZUMAB

La terapia con lapatinib (L) e trastuzumab (T) migliora gli ‘outcome’ del tumore mammario metastatico HER2(human epidermal growth factor 2)-positivo e aumenta la risposta patologica completa in ambito neoadiuvante, ma il loro ruolo in terapia adiuvante rimane tuttora incerto. Nello studio di ottimizzazione del trattamento adiuvante con lapatinib e/o trastuzumab, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi testo), gli autori coordinati dal gruppo della Mayo Clinic di Jacksonville (in Italia, hanno partecipato i gruppi dell’Università di Milano, Istituto Europeo di Oncologia e Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) hanno randomizzato pazienti con tumore mammario iniziale HER2-positivo, confermato centralmente, dopo un anno di terapia adiuvante con trastuzumab, lapatinib, la sequenza dei due farmaci (T→L) o la loro combinazione (L+T). Endpoint primario era la sopravvivenza libera da malattia (DFS) ed erano richiesti 850 eventi per avere un hazard ratio (HR) di 0.8 con L+T vs T, con potere statistico dell’80%. Tra giugno 2007 e luglio 2011, sono state arruolate 8381 pazienti. Nel 2011, per futilità nel dimostrare la non-inferiorità di lapatinib vs trastuzumab, il braccio con lapatinib è stato chiuso e alle pazienti libere da malattia è stato offerto trastuzumab in terapia adiuvante. Una modificazione del protocollo richiedeva un p # 0.025 per le due comparazioni ‘pairwise’ rimanenti. In un’analisi protocollo-specifica con un follow-up mediano di 4.5 anni, è stata osservata una riduzione del 16% nel tasso di rischio della DFS con L+T rispetto a T (555 eventi di DFS; HR 0.84, IC 97.5%: 0.70-1.02; p = 0.048) e una riduzione del 4% con la sequenza T→L rispetto a T (HR 0.96, IC 97.5%: 0.80-1.15; p = 0.61). Le pazienti trattate con lapatinib hanno manifestato più eventi di diarrea, rash cutaneo e tossicità epatica rispetto a quelle che hanno ricevuto trastuzumab. L’incidenza di tossicità cardiaca era bassa in tutti i bracci di trattamento. In conclusione, il trattamento adiuvante che include lapatinib non migliora significativamente la sopravvivenza libera da malattia rispetto al solo trastuzumab e, anzi, aumenta la tossicità. Quindi, in questo studio, un anno di trattamento adiuvante con trastuzumab viene confermato quale standard di cura.
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