Medinews
3 Luglio 2013

TENDENZE DELL’USO DI TRATTAMENTI ENDOARTERIOSI PER IL CARCINOMA EPATICO: RISULTATI DI UNO STUDIO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI RADIOLOGIA INTERVENTISTICA

Con quasi 9000 procedure all’anno, i trattamenti locoregionali, soprattutto la chemio-embolizzazione, costituiscono la maggior parte della pratica clinica giornaliera in Italia

Ricercatori dell’Università di Pisa, in collaborazione con colleghi della Sirm-Società Italiana di Radiologia Medica, Sezione di Radiologia Vascolare e Interventistica, offrono una panoramica della pratica clinica sui trattamenti locoregionali per il carcinoma epatico disponibili nei centri italiani di radiologia interventistica, con particolare riferimento alla modalità endoarteriosa. A questo scopo, hanno inviato, tramite posta elettronica, a 134 centri italiani di radiologia interventistica un questionario costituito da 11 domande sul trattamento locoregionale del carcinoma epatico. I risultati di questo studio pubblicato sulla rivista Cardiovascular and Interventional Radiology (leggi abstract) hanno indicato un tasso di risposta del 64.9% (87 centri su 135). Delle 8959 procedure effettuate nel 2011, il 67% era rappresentato da trattamenti endoarteriosi, il 31% da ablazioni percutanee e il 2% da Y90-radioembolizzazioni. Tra le procedure di (chemio)embolizzazione, il 59% circa è stato eseguito su pazienti in stadio intermedio, il 28% nello stadio iniziale e il 12.8% in quello avanzato. Le tecniche TACE sono molto cambiate: circa il 52% delle procedure è stato effettuato con particelle a rilascio di farmaci e il 32% con lipiodol, farmaco e particelle riassorbibili. In casi selezionati, 53 centri su 78 (68%) hanno combinato la chemioembolizzazione con l’ablazione, mentre 28 centri (35.9%) hanno combinato sorafenib alla chemioembolizzazione. Nel 2011, 13 centri dei 78 che avevano risposto (16.7%) hanno eseguito Y90-radioembolizzazione, con circa il 52% delle procedure effettuate in pazienti in stadio avanzato e il 46% in stadio intermedio. Circa il 62% delle Y90-radioembolizzazioni sono state eseguite utilizzando sfere di resina e il 38% con sfere di vetro. In conclusione, con quasi 9000 procedure all’anno, i trattamenti locoregionali del carcinoma epatico, per la maggior parte (chemio)embolizzazioni, rappresentano un porzione importante dell’attività clinica giornaliera in molti centri italiani di radiologia interventistica. L’alta variabilità delle risposte ai trattamenti endoarteriosi nei pazienti con carcinoma epatico sottolinea la necessità di una forte evidenza scientifica per ottenere una migliore definizione delle indicazioni cliniche e standardizzazione degli approcci tecnici.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 7 – Luglio 2013
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