giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
3 Marzo 2014

TASSI DI SOPRAVVIVENZA NEI PAZIENTI ONCOLOGICI NEL PERIODO 1999 – 2007, PER PAESE ED ETÀ, IN EUROPA: RISULTATI DELLO STUDIO DI POPOLAZIONE EUROCARE-5

I principali avanzamenti nel trattamento dei tumori, introdotti prima del 2007, sembra abbiano portato a un’aumentata sopravvivenza in tutta Europa. Le possibili spiegazioni delle differenze di sopravvivenza nei vari Paesi includono: differenti stadio alla diagnosi e accessibilità alle migliori cure, diversa intensità diagnostica e approcci di screening e differenze della biologia tumorale. Il tasso di sopravvivenza al cancro è una misura importante dell’efficacia dei sistemi di sanità. EUROCARE, il più ampio studio cooperativo, di popolazione, sui tassi di sopravvivenza in pazienti oncologici in Europa, ha evidenziato differenze persistenti di sopravvivenza ai tumori tra i Paesi, anche se in generale questa sta migliorando. I principali cambiamenti di diagnosi, trattamento e riabilitazione in campo oncologico si sono manifestati nei primi anni 2000 e lo studio EUROCARE-5 ha valutato i loro effetti sulla sopravvivenza al cancro in 29 Paesi europei. In questo studio osservazionale retrospettivo, i ricercatori afferenti al Working Group di EUROCARE-5, coordinato dai gruppi dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma e della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, hanno analizzato i dati di 107 registri del cancro, che includevano una popolazione superiore a 10 milioni di pazienti che avevano ricevuto diagnosi di tumore fino al 2007, ma seguiti fino al 2008. Procedure uniformi del controllo di qualità sono state applicate a tutti i database. Nei pazienti che avevano ricevuto la diagnosi di tumore tra il 2000 e il 2007, gli autori hanno calcolato la sopravvivenza relativa a 5 anni per 46 tipi di tumore, pesata per età e Paese. Hanno anche calcolato la sopravvivenza specifica per Paese e per età per i 10 più comuni tipi di tumore e le differenze di sopravvivenza tra periodi di tempo successivi (1999 – 2001, 2002 – 2004 e 2005 – 2007). I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), indicano una sopravvivenza relativa a 5 anni che in genere aumentava in modo costante nel tempo in tutte le regioni europee. Gli aumenti più evidenti, tra il periodo 1999 -2001 e il periodo 2005 – 2007, sono stati osservati per il tumore della prostata (73.4% [IC 95%: 72.9 – 73.9] vs 81.7% [IC 95%: 81.3 – 82.1]), il linfoma non Hodgkin (53.8% [IC 95%: 53.3 – 54.4] vs 60.4% [IC 95%: 60.0 – 60.9]) e il tumore del retto (52.1% [IC 95%: 51.6 – 52.6] vs 57.6% [IC 95%: 57.1 – 58.1]). La sopravvivenza in Europa orientale è risultata generalmente più bassa e sotto la media europea, in particolare per i tumori con prognosi buona o intermedia. La stessa era invece più alta in Europa settentrionale, centrale e meridionale; nel Regno Unito e in Irlanda era intermedia per il tumore rettale, mammario e prostatico, il melanoma cutaneo e il linfoma non Hodgkin, ma bassa per i tumori del rene, dello stomaco, dell’ovaio, del colon e del polmone. La sopravvivenza per il tumore polmonare nel Regno Unito e in Irlanda era molto più bassa rispetto ad altre regioni, in tutti i periodi esaminati, anche se bisogna considerare che i risultati per questo tumore in alcune regioni (Europa centrale e orientale) potrebbe essere stata alterata da una sovrastima. La sopravvivenza, infine, decresce normalmente con l’età, sebbene con grado diverso, a seconda della regione e del tipo di tumore. In conclusione, i maggiori avanzamenti nel trattamento per il cancro, verificatisi fino al 2007, possono aver favorito la sopravvivenza in tutta Europa. Le possibili spiegazioni delle differenze dei tassi di sopravvivenza riscontrate tra i vari Paesi includono: differenze di stadio alla diagnosi e di accessibilità alle buone cure, differenze di intensità diagnostica e degli approcci di screening e differenze della biologia tumorale. Anche le diversità socioeconomiche, dello stile di vita e di salute generale tra le popolazioni potrebbero avere un ruolo, ma ulteriori studi sono necessari per interpretare appieno questi risultati e per cercare di porre rimedio alle diversità riscontrate. Lo studio è stato supportato con fondi del Ministero Italiano della Salute, della Commissione Europea, della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Fondazione Cariplo.
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