In addition to prospective trials for non–small-cell lung cancers (NSCLCs) that are driven by less common genomic alterations, registries provide complementary information on patient response to targeted therapies. Here, we present the results of an international registry of patients with RET-rearranged NSCLCs, providing the largest data set, to our knowledge, on outcomes of RET-directed therapy thus far. A global, multicenter network of thoracic oncologists identified patients …<(leggi tutto>
Questo lavoro retrospettivo è meritevole di citazione in quanto riporta i dati inerenti ad un’alterazione molecolare rara per il carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato, ossia RET. Da un registro vengono descritti 165 pazienti da 29 centri (Europa, Asia, Stati Uniti) RET riarrangiati, affetti da NSCLC. Di questi pazienti viene riportata la risposta al trattamento con inibitori tirosin-chinasici al di fuori di trials clinici controllati. I pazienti hanno un’età mediana pari a 61 anni, nel 98% dei casi sono adenocarcinomi e nel 91% dei casi hanno una malattia in stadio avanzato. Il riarrangiamento più comune è KIF5B-RET, osservato nel 72% dei casi. 53 pazienti naïve da inibitore tirosin-chinasico hanno ricevuto un inibitore di RET fra cabozantinib (21 casi), vandetanib (11), sunitinib (10), sorafenib (2), alectinib (2), lenvatinib (2), nintedanib (2), ponitinib (2), regorafenib (1). La miglior risposta a singolo agente è stata pari al 4% in termini di risposta completa, 22% in termini di risposta parziale e 32% di malattie stabili, mentre 40% è stato il tasso di progressione (2% non valutabili). Il response rate registrato con i vari inibitori è stato di 37% con cabozantinib, 18% con vandetanib e 22% con sunitinib. Risposte osservate anche nei casi trattati con lenvatinib e nintedanib. La progression-free survival mediana viene riportato pari a 2,3 mesi e la sopravvivenza globale mediana pari a 6,8 mesi.Indubbiamente l’efficacia si dimostra essere non soddisfacente (come concludono gli autori), ma è indubbio che una valutazione retrospettiva con uno spettro di molecole di per sé non completamente sovrapponibili in termini di caratteristiche ed attività, sono importanti limitazioni nell’interpretazione del dato. Quello che è invece meritevole di attenzione è la necessità di avere un registro sicuramente nazionale (meglio ancora se europeo) con i pazienti affetti da NSCLC in stadio avanzato e con alterazioni molecolari (soprattutto se non ancora “druggable” nella pratica clinica), perché questo favorisce da un lato un più facile flusso dei pazienti stessi nei trials clinici, ove esistenti, ma anche la possibilità di concordare trattamenti comuni ed uniformi e la raccolta di dati ad elevato interesse scientifico su sottogruppi di pazienti che non possono essere studiati in singolo e/o in pochi centri in modo autonomo.