mercoledì, 1 febbraio 2023
Medinews
17 Dicembre 2010

SUNITINIB IN PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO AVANZATO DOPO PROGRESSIONE CON SORAFENIB

Modesta attività antitumorale del farmaco e rischio di complicanze emorragiche; i pazienti cirrotici in classe Child-Pugh B non traggono beneficio dal trattamento in seconda linea

Per valutare la sicurezza e l’efficacia del trattamento con sunitinib dopo progressione della malattia durante terapia con sorafenib, ricercatori della Johannes Gutenberg University di Mainz in Germania hanno trattato 11 pazienti con carcinoma epatico metastatico con sunitinib alla dose di 37.5 mg al giorno (schedula di 4 settimane di trattamento e 2 di sospensione). Gli eventi avversi sono stati valutati usando NCI-CTCAE v3.0, mentre la risposta del tumore è stata determinata secondo il RECIST. I risultati sono stati analizzati retrospettivamente. Sette pazienti (64%) non avevano cirrosi epatica, 3 avevano subito trapianto di fegato. Al primo follow-up radiologico, il 40% dei pazienti aveva mostrato stabilizzazione della malattia dopo marcata progressione con sorafenib. Il tempo mediano alla progressione era 3.2 mesi. La sopravvivenza mediana globale era 8.4 mesi. Tutti i pazienti con cirrosi epatica in classe Child-Pugh B hanno mostrato un deterioramento della funzione epatica e sono deceduti entro 4 mesi per aggravamento della malattia. Lo studio pubblicato nella rivista Oncology (leggi abstract originale) ha indicato una modesta attività antitumorale di sunitinib nei pazienti con carcinoma epatico metastatico dopo progressione della malattia durante terapia con sorafenib. Inoltre, il trattamento in seconda linea non ha offerto benefici clinici ai pazienti con cirrosi epatica in classe Child-Pugh B. Le complicanze emorragiche, infine, possono rappresentare un importante problema clinico del trattamento con sunitinib in questi pazienti.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2010
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