sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
7 Settembre 2010

SUMAI, MANCANO MEDICI E SARA’ SEMPRE PEGGIO

“Le recenti polemiche rispetto all’accesso nelle facoltà di medicina hanno messo in luce anche una questione che occorre affrontare al più presto: la futura carenza di medici, soprattutto per alcune specialità, geriatria ad esempio, decisive per il futuro dell’assistenza sanitaria dei cittadini”. A sottolinearlo è il segretario nazionale del Sumai-Assoprof, Roberto Lala, all’indomani dei test d’ingresso per le facoltà di Medicina negli atenei italiani. “Secondo le stime che vengono fatte – fa notare Lala – quando sarà esaurita la ‘bolla’ di super-iscrizioni degli anni ’70-’80, l’Italia allineerà il rapporto dei medici per abitanti a quello più basso dei Paesi Ocse, e si passerà così dalla pletora del passato alla carenza di medici del futuro. Le previsioni parlano di un’inversione di tendenza a partire dal 2015 che porterà nel giro di dieci anni il numero di medici da 350 mila a circa 250 mila”. “Già oggi – sottolinea il segretario del Sumai-Assoprof – si avverte una carenza strutturale di circa 5.000 medici tra radiologi, anestesisti e personale dell’area emergenza, ma il punto è che oltre ad assumere meno camici bianchi (ricordo che un gran numero di Regioni sono sottoposte a piani di rientro dove vige il blocco del turnover) si continua a formare il personale senza tenere conto dell’andamento della curva demografica del nostro Paese (che invecchia) e, quindi, dei reali bisogni assistenziali del territorio”. Dunque si formano giovani medici, ma si dimenticano le esigenze assistenziali del Paese. “Un esempio per tutti è la geriatria – sottolinea Lala – E’ come se non si tenesse conto dei dati Istat che raccontano un Paese con pochi neonati e tanti ‘over 65’: nel 2009 sono nati 568.857 bambini (7.802 in meno rispetto all’anno precedente) e sono morte 591.663 persone (6.537 in più rispetto al 2008). Un italiano su 5 ha più di 65 anni”. Eppure “anche nell’ultimo bando per le scuole di specializzazione post laurea – evidenzia il sindacalista – datato febbraio 2010, i posti per ‘Pediatria’ erano 212 contro i 122 per ‘Geriatria’. E poi, 535 per ‘Anestesia’ (e sono ancora pochi), 278 per ‘Chirurgia’, 225 per ‘Medicina interna’, 258 per ‘Cardiologia’, 392 per ‘Radiologia’, 258 per ‘Malattie dell’apparato cardiovascolare’ e 82 per ‘Malattie dell’apparato respiratorio’. In totale, circa cinquemila posti a disposizione per i medici che si vogliono specializzare”. “Solo 140 – prosegue Lala – i reparti di Geriatria sparsi tra gli ospedali italiani, poco meno del 10% di quelli di Medicina interna, dove generalmente vengono ricoverati gli anziani. In Italia i geriatri sono appena 2.800 mentre i pediatri arrivano a 14 mila. Insomma – incalza – gli Accordi nazionali e quelli decentrati hanno messo nero su bianco la volontà di sviluppare l’assistenza territoriale, soprattutto per gli anziani, attraverso una maggiore integrazione e coordinazione dei professionisti ma poi, nei fatti, corriamo il serio rischio di non avere né i medici per far funzionare le strutture né il personale specialistico sufficiente per far fronte alle necessità sanitarie dei prossimi anni”. Per questo, “occorre – secondo Lala – invertire immediatamente la tendenza, altrimenti rischiamo di avere i conti economici in ordine, ma senza essere in grado di offrire un servizio sufficiente ai cittadini”.
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