venerdì, 3 febbraio 2023
Medinews
15 Giugno 2010

STUDIO TARGIT-A SULL’EFFICACIA DELLA RADIOTERAPIA INTRAOPERATORIA MIRATA NEL CANCRO AL SENO

In pazienti con cancro al seno, una singola dose di radioterapia al momento della procedura chirurgica sembra essere un’ottima alternativa alla radioterapia standard esterna, che si protrae alcune settimane dopo l’intervento, per prevenire la recidiva locale. Dopo la chirurgia conservativa del seno, il 90% delle recidive locali si manifesta nel quadrante colpito dal tumore, malgrado tutta la mammella possa essere interessata da formazioni tumorali. La radioterapia mirata al letto tumorale, quindi, applicata durante l’intervento chirurgico potrebbe essere una valida opzione in pazienti selezionate. Ricercatori europei, statunitensi e australiani hanno valutato la radioterapia intraoperatoria mirata in relazione all’efficacia in termini di prevenzione delle recidive locali rispetto alla radioterapia convenzionale esterna sull’intera mammella. Dopo aver condotto uno studio pilota sulla tecnica di un’unica applicazione intraoperatoria di radiazione con Intrabeam®, gli autori hanno avviato a marzo 2000 il trial TARGIT-A, pubblicato nella rivista internazionale The Lancet (leggi abstract originale). Nello studio prospettico, di non-inferiorità, sono state arruolate, in 28 centri dislocati in 9 Paesi, donne di età superiore a 45 anni con carcinoma duttale invasivo della mammella, che sono state sottoposte a chirurgia conservativa del seno. Le pazienti sono state randomizzate in rapporto 1:1 a ricevere radioterapia intraoperatoria mirata o radioterapia esterna della mammella, secondo blocchi stratificati per centro e tempo di somministrazione della radioterapia intraoperatoria. Sia la paziente, che l’investigatore o qualsiasi altro membro del team erano a conoscenza del trattamento assegnato (studio aperto). L’individuazione dopo la chirurgia di fattori predefiniti (ad es. carcinoma lobulare) poteva richiedere l’associazione della radioterapia esterna alla radioterapia intraoperatoria mirata (stima: 15% delle pazienti). L’outcome primario era la recidiva locale nella mammella preservata. Il margine predefinito di non-inferiorità corrispondeva alla differenza assoluta del 2.5% sull’outcome primario. Tutti le pazienti randomizzate sono state incluse nell’analisi intention-to-treat: 1113 pazienti sono state allocate alla radioterapia intraoperatoria mirata e 1119 alla radioterapia esterna. Delle 996 pazienti nel gruppo sottoposto a radioterapia intraoperatoria mirata, 854 (86%) hanno ricevuto solo questo trattamento e 142 (14%) entrambe le terapie. Nel gruppo allocato alla radioterapia esterna, 1025 pazienti (92%) hanno ricevuto il trattamento. Dopo 4 anni, si sono verificate 6 recidive locali nel gruppo che ha ricevuto radioterapia intraoperatoria mirata e 5 in quello con radioterapia esterna. La stima della recidiva locale secondo Kaplan-Meier a 4 anni nel tessuto mammario preservato era dell’1.20% (IC 95%: 0.53-2.71) nel primo gruppo e dello 0.95% (IC 95%: 0.39-2.31) nel secondo gruppo (differenza tra gruppi 0.25%, IC 95%: -1.04-1.54; p = 0.41). La frequenza di complicanze e tossicità maggiore era simile nei due gruppi (tossicità maggiore: 37 [3.3%] di 1113 nel gruppo con radioterapia intraoperatoria mirata vs 44 [3.9%] di 1119 nel gruppo con radioterapia esterna; p = 0.44). La tossicità da radioterapia (Radiation Therapy Oncology Group grado 3) era più bassa nel gruppo sottoposto a radioterapia intraoperatoria mirata (6 pazienti; 0.5%), rispetto a quello che ha ricevuto radioterapia esterna (23 pazienti, 2.1%; p = 0.002). I risultati sono stati presentati al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology, tenutosi a Chicago il 4-8 giugno.
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