domenica, 25 settembre 2022
Medinews
10 Giugno 2014

STUDIO RANDOMIZZATO DI BEVACIZUMAB NEL GLIOBLASTOMA DI NUOVA DIAGNOSI

L’utilizzo di bevacizumab in prima linea non sembra migliorare la sopravvivenza globale dei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi. Il trattamento concomitante di temozolomide e radioterapia, seguito da temozolomide come terapia di mantenimento, costituisce lo standard di cura nei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi. Bevacizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato contro il VEGF-A, è oggi approvato per il trattamento della recidiva di glioblastoma. Non è attualmente noto, tuttavia, se l’aggiunta di bevacizumab possa migliorare la sopravvivenza dei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi. In questo studio randomizzato, controllato verso placebo, in doppio cieco, ricercatori statunitensi e israeliani hanno trattato con radioterapia (60 Gy) e temozolomide, quotidiano, pazienti adulti che presentavano glioblastoma confermato centralmente. Il trattamento con bevacizumab o placebo è iniziato durante la quarta settimana di radioterapia e continuato fino a un massimo di 12 cicli della chemioterapia di mantenimento. Alla progressione della malattia, il trattamento assegnato è stato rivelato in modo che la terapia con bevacizumab potesse essere iniziata o continuata. Lo studio è stato disegnato per rilevare una riduzione del 25% del rischio di morte e una riduzione del 30% del rischio di progressione o morte, i due endpoint coprimari, in seguito all’aggiunta di bevacizumab. Nello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract) sono stati randomizzati 637 pazienti dei 978 registrati. Non è stata osservata differenza significativa nella durata della sopravvivenza globale tra il gruppo trattato con bevacizumab e quello a placebo (mediana: rispettivamente 15.7 vs 16.1 mesi; hazard ratio di morte nel gruppo con bevacizumab 1.13). La sopravvivenza libera da progressione era più lunga nel gruppo con bevacizumab (10.7 vs 7.3 mesi; hazard ratio di progressione o morte 0.79) e sono stati osservati modesti aumenti dei tassi di ipertensione, eventi trombo-embolici, perforazione intestinale e neutropenia in questo gruppo. Nel tempo, nel gruppo con bevacizumab è stato osservato più frequentemente un maggior numero di sintomi, una peggiore qualità di vita e un declino della funzione neuro-cognitiva. In conclusione, l’utilizzo di bevacizumab in prima linea non ha migliorato la sopravvivenza globale dei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi e anche se la sopravvivenza libera da progressione era più lunga non ha raggiunto il target di miglioramento pre-specificato.
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