sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
21 Febbraio 2011

STUDIO RADIANT-3 DI EVEROLIMUS NEI TUMORI NEUROENDOCRINI AL PANCREAS IN STADIO AVANZATO

Un inibitore del target di mammifero della rapamicina (mTOR), everolimus, favorirebbe un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con tumori neuroendocrini progressivi al pancreas in stadio avanzato, senza d’altra parte peggiorare gli eventi avversi gravi. Il farmaco aveva già mostrato attività antitumorale in questi pazienti in due studi di fase 2. I ricercatori dell’M.D. Anderson Cancer Center, University of Texas, di Houston hanno valutato l’efficacia di everolimus in uno studio prospettico randomizzato di fase 3, pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale). Gli autori hanno arruolato 410 pazienti con tumori neuroendocrini al pancreas in stadio avanzato, di grado basso o intermedio con progressione radiologica nei 12 mesi precedenti, a ricevere everolimus alla dose di 10 mg una volta al giorno (207 pazienti) o a placebo (203 pz), entrambi in associazione alla migliori cure di supporto. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione all’analisi ‘intention-to-treat’. Nel caso i pazienti manifestassero progressione radiologica durante lo studio, l’assegnazione del trattamento poteva essere rivelata e ai pazienti randomizzati a placebo poteva essere offerto il trattamento in aperto. La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 11 mesi con everolimus, rispetto a 4.6 mesi nel gruppo placebo (hazard ratio per la progressione della malattia o il decesso per ogni causa con everolimus 0.35, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.27 – 0.45; p < 0.001), con una riduzione del 65% nella stima del rischio di progressione o morte. La stima delle percentuali di pazienti ancora vivi e liberi da progressione dopo 18 mesi era 34% (IC 95%: 26 – 43) con everolimus rispetto a 9% (IC 95%: 4 – 16) con placebo. Gli eventi avversi legati al farmaco erano per la maggior parte di grado 1 o 2 e includevano stomatite (nel 64% dei pazienti trattati con everolimus vs 17% in quelli non trattati), rash cutaneo (49% vs 10%), diarrea (34% vs 10%), fatigue (31% vs 14%) e infezioni (23% vs 6%) principalmente a carico del tratto respiratorio superiore. Eventi di grado 3 o 4, più frequenti con everolimus che con placebo, includevano anemia (6% vs 0%) e iperglicemia (5% vs 2%). La durata mediana dell’esposizione a everolimus era più lunga di quella a placebo (rapporto 2.3; 38 settimane vs 16).
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