martedì, 27 luglio 2021
Medinews
31 Ottobre 2011

STUDIO PROSPETTICO MULTICENTRICO ITALIANO DI SORAFENIB NEL CARCINOMA EPATICO

Sicurezza ed efficacia sono state validate nella pratica clinica: i buoni esiti raggiunti con la dose dimezzata possono avere implicazioni per una futura terapia personalizzata. Dopo l’interruzione prematura di uno studio multicentrico controllato, che ha confermato sorafenib come standard di cura nei pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato con benefici di sopravvivenza nel braccio randomizzato al farmaco, i ricercatori della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Ca’ Granda, Università di Milano, hanno avviato uno studio osservazionale per valutare adeguatamente i rischi e i benefici di questo regime nella pratica clinica. Dal 2008, tutti i pazienti clinicamente compensati con carcinoma epatico avanzato e quelli con tumore intermedio che non erano ritenuti adatti o che non avevano risposto a terapie ablative sono stati consecutivamente valutati in 6 centri per la cura del fegato in Italia, riguardo tollerabilità, risposta radiologica e sopravvivenza alla terapia con sorafenib a dose piena (800 mg/die). Il farmaco è stato somministrato a dose dimezzata o interrotto secondo indicazione. In totale, 296 pazienti [88% in classe Child-Pugh A, 75% in classe BCLC (Barcelona Clinic Liver Cancer)-C e 25% in BCLC-B] hanno ricevuto sorafenib per 3.8 mesi (IC 95%: 3.3 – 4.4). Tra questi, il 91% (269 pazienti) ha manifestato almeno un evento avverso e il 54% (n = 161) ha dovuto ridurre la dose. Il trattamento è stato interrotto in 103 pazienti (44%) per progressione della malattia, in 95 (40%) per evento avverso e in 38 (16%) per deterioramento dell’organo. La sopravvivenza mediana è stata di 10.5 mesi nell’intera coorte, di 8.4 mesi nei pazienti in classe BCLC-C vs 20.6 mesi nei pazienti in classe BCLC-B (p < 0.0001), di 21.6 mesi nei 77 pazienti trattati per più del 70% del tempo con dose dimezzata di sorafenib vs 9.6 mesi nei 219 pazienti che hanno ricevuto per più del 70% del tempo la dose piena di farmaco. Dopo due mesi di trattamento, la risposta radiologica globale è stata dell’8%. Nello studio pubblicato sulla rivista Hepatology (leggi abstract originale), il performance status ECOG, l’invasione macrovascolare, la diffusione extraepatica del tumore, la risposta radiologica a 2 mesi e il dosaggio di sorafenib erano fattori predittivi indipendenti di sopravvivenza ridotta.
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