martedì, 4 ottobre 2022
Medinews
29 Agosto 2011

STUDIO EMBRACE: ERIBULIN IN MONOTERAPIA VS TRATTAMENTO DI SCELTA NEL CANCRO METASTATICO DELLA MAMMELLA

Eribulin, un nuovo inibitore della dinamica dei microtubuli non-taxano, ha migliorato la sopravvivenza globale delle pazienti già pretrattate per cancro metastatico della mammella, rispetto al trattamento di scelta del medico curante. Le terapie che offrono un beneficio di sopravvivenza sono molto richieste per il trattamento delle donne colpite da cancro metastatico della mammella e già pesantemente trattate. Eribulin mesilato è un inibitore non-taxano della dinamica dei microtubuli che presenta un meccanismo d’azione innovativo. Questo studio di fase 3, in aperto, EMBRACE (Eisai Metastatic BReast cancer study Assessing physician’s Choice versus E7389) ha comparato la sopravvivenza globale di pazienti con cancro alla mammella in recidiva locale o metastatico, già sottoposte a pesanti trattamenti, dopo randomizzazione (in rapporto 2:1) a eribulin mesilato (1.4 mg/m2 in somministrazione endovenosa della durata di 2 – 5 minuti ai giorni 1 e 8 di un ciclo di 21 giorni) o al trattamento scelto dal medico curante secondo la pratica locale. Le pazienti avevano ricevuto da 2 a 5 regimi chemioterapici precedenti (2 o più per la malattia avanzata), che avevano incluso un’antraciclina e un taxano se non controindicati. La randomizzazione è stata stratificata per regione geografica, per precedente trattamento con capecitabina e per stato del recettore HER 2; le pazienti e gli sperimentatori erano al corrente dell’allocazione di trattamento assegnato. L’endpoint primario era la sopravvivenza globale nella popolazione ‘intention-to-treat’. Nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet (leggi abstract originale) sono state randomizzate 762 donne (508 a eribulin e 254 al trattamento scelto dal medico). La sopravvivenza globale è risultata significativamente migliore nelle donne trattate con eribulin (mediana 13.1 mesi, IC 95%: 11.8 – 14.3), rispetto al trattamento scelto dal medico (mediana 10.6 mesi, IC 95%: 9.3 – 12.5) (hazard ratio 0.81, IC 95%: 0.66 – 0.99; p = 0.041). Questi benefici sono significativi perché 2.5 mesi di estensione della sopravvivenza rappresentano un incremento del 23% per queste donne. Inoltre, i benefici di eribulin sono stati raggiunti con un profilo di tossicità facilmente gestibile. Gli eventi avversi più comuni in entrambi i gruppi sono stati astenia e fatigue (tutti i gradi: 270 delle 503 pazienti [54%] in trattamento con eribulin e 98 di 247 pazienti [40%] sottoposte a trattamento di scelta) e neutropenia (tutti i gradi: 260 pazienti [52%] con eribulin e 73 pazienti [30%] nell’altro gruppo). La neuropatia periferica è stato l’evento avverso che ha principalmente causato la sospensione della terapia (24 delle 503 pazienti [5%] in trattamento con eribulin). In conclusione, eribulin ha portato ad un miglioramento significativo e clinicamente importante della sopravvivenza globale nelle donne con malattia metastatica o in recidiva. Questo risultato, quindi, sfata la credenza comune che una migliore sopravvivenza globale sia un’aspettativa non realistica delle nuove terapie anticancro nella malattia refrattaria.
TORNA INDIETRO