sabato, 2 luglio 2022
Medinews
25 Luglio 2011

STUDIO DI FASE 1/2 DI EVEROLIMUS NEL CARCINOMA EPATICO AVANZATO

Il farmaco ben tollerato, di cui è stata definita la dose terapeutica (10 mg/die), ha mostrato una certa attività antitumorale in pazienti che avevano ricevuto altro trattamento sistemico. La via cellulare fosfoinositide 3-chinasi/Akt/target di mammifero della rapamicina sembra giocare un ruolo critico nella patogenesi del carcinoma epatico. Partendo da questa osservazione, ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno condotto uno studio di fase 1/2, in braccio singolo, di everolimus alla dose di 5 mg/die o 10 mg/die per via orale (6 settimane a ciclo) in pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato, confermato istologicamente, sottoposti a 0 – 2 regimi precedenti e che presentavano adeguate funzioni ematologiche, epatiche e renali. Endpoint primari erano la determinazione di un dosaggio sicuro di everolimus (fase 1) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 24 settimane (fase 2). Ventotto pazienti sono stati arruolati nello studio di efficacia e tossicità, pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract originale), che non ha indicato alcuna tossicità limitante la dose sia a 5 mg/die (n = 3) che a 10 mg/die (n = 6) in fase 1. Quindi nella fase 2, i pazienti (n = 25) hanno ricevuto everolimus alla dose maggiore (10 mg/die). Gli eventi avversi di grado 3 – 4 includevano linfopenia (n = 3), aspartato transaminasi (n = 3), iponatriemia (n = 2) e anemia, alanina transaminasi, iperglicemia, proteinuria, rash cutaneo e ipossia (n = 1 ciascuno). Un paziente (4%) ha ottenuto risposta parziale (intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.9 – 19.6). La PFS e la sopravvivenza globale mediane erano rispettivamente di 3.8 mesi (IC 95%: 2.1 – 4.6) e 8.4 mesi (IC 95%: 3.9 – 21.1). La stima della percentuale di PFS a 24 settimane era del 28.6% (IC 95%: 7.9 – 49.3). In conclusione, everolimus è risultato ben tollerato nei pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato e la dose di 10 mg/die è stata individuata quale dosaggio ottimale per l’utilizzo in fase 2. Sebbene lo studio non sia proseguito al secondo stadio della fase 2, un’attività antitumorale è stata osservata in fase preliminare con il farmaco somministrato a questi pazienti, la maggior parte dei quali aveva ricevuto un precedente trattamento sistemico.
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