sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
7 Luglio 2011

STUDIO DI FASE 1/2 DI EVEROLIMUS NEL CARCINOMA EPATICO AVANZATO

Farmaco ben tollerato, di cui è stata definita la dose terapeutica (10 mg/die), ha mostrato una certa attività antitumorale in pazienti che avevano ricevuto altro trattamento sistemico

La via cellulare fosfoinositide 3-chinasi/Akt/target di mammifero della rapamicina sembra giocare un ruolo critico nella patogenesi del carcinoma epatico. Partendo da questa osservazione, ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno condotto uno studio di fase 1/2 in braccio singolo di everolimus alla dose di 5 mg/die o 10 mg/die per via orale (6 settimane a ciclo) in pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato, confermato istologicamente, sottoposti a 0 – 2 regimi precedenti e che presentavano adeguate funzioni ematologiche, epatiche e renali. Endpoint primari erano la determinazione di un dosaggio sicuro di everolimus (fase 1) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 24 settimane (fase 2). Ventotto pazienti sono stati arruolati nello studio di efficacia e tossicità, pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract originale), che non ha indicato alcuna tossicità limitante la dose sia a 5 mg/die (n = 3) che a 10 mg/die (n = 6) in fase 1. Quindi nella fase 2, i pazienti (n = 25) hanno ricevuto everolimus alla dose di 10 mg/die. Gli eventi avversi di grado 3 – 4 includevano linfopenia (n = 3), aspartato transaminasi (n = 3), iponatriemia (n = 2) e anemia, alanina transaminasi, iperglicemia, proteinuria, rash cutaneo e ipossia (n = 1 ciascuno). Un paziente (4%) ha ottenuto risposta parziale (intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.9 – 19.6). La PFS e la sopravvivenza globale mediane erano rispettivamente di 3.8 mesi (IC 95%: 2.1 – 4.6) e 8.4 mesi (IC 95%: 3.9 – 21.1). La stima della percentuale di PFS a 24 settimane era pari al 28.6% (IC 95%: 7.9 – 49.3). In conclusione, everolimus è risultato ben tollerato nei pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato e la dose di 10 mg/die è stata individuata quale dosaggio ottimale per l’utilizzo in fase 2. Sebbene lo studio non sia proseguito al secondo stadio della fase 2, un’attività antitumorale è stata preliminarmente osservata con il farmaco somministrato a questi pazienti, la maggior parte dei quali aveva ricevuto un precedente trattamento sistemico.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 7 – Luglio 2011
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