martedì, 5 maggio 2026
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8 Maggio 2012

STUDIO AMERICANO METTE IN DUBBIO L’UTILITA’ DEL TELEMONITORAGGIO NEI PAZIENTI ANZIANI

Alcuni studi condotti in particolare su pazienti con insufficienza cardiaca hanno suggerito che il telemonitoraggio può risultare utile a diminuire i ricoveri ospedalieri, anche se ricerche simili non hanno portato a risultati altrettanto favorevoli. Un nuovo studio promosso dal National Institutes of Health e dalla Fondazione della Mayo Clinic di Rochester, negli Usa, ha coinvolto 205 pazienti anziani ad alto rischio di ospedalizzazione a causa dell’età avanzata e di comorbilità. La metà di loro è stata monitorata a domicilio mediante 5-10 minuti di misurazioni quotidiane, conversazioni telefoniche con gli infermieri e, all’occorrenza, videoconferenza per aiuti assistenziali, mentre l’altra metà dei partecipanti disponeva delle normali cure primarie e delle visite specialistiche di routine. A un anno di follow-up, nei due gruppi si è registrato un numero simile di accessi al pronto soccorso e ricoveri in ospedale: nel 64% dei pazienti del gruppo in telemonitoraggio e nel 57% del gruppo sottoposto a cure di routine. I decessi sono stati il 15% e il 4%, rispettivamente, una differenza difficilmente spiegabile per i ricercatori che notano come tra i due gruppi di pazienti all’inizio dello studio non vi fosse alcuna differenza complessiva, sia in termini di qualità di vita che nel numero di ricoveri recenti. E’ possibile che vi siano elementi decisivi non presi in considerazione (ad es. l’assistenza dei caregivers, l’accesso a mezzi di trasporto). Un’altra ipotesi per spiegare i diversi risultati è l’utilizzo eccessivo del telemonitoraggio che potrebbe rivelarsi controproducente. “I sistemi di monitoraggio sembrano apportare benefici – afferma Harlan Krumholz, cardiologo della Yale School of Medicine di New Haven, Usa – generano informazioni sulla base delle quali il personale sanitario interviene, ma la domanda è: si agisce nel modo corretto e più efficace?”. Ad esempio, spiega Krumholz, può accadere che i medici prendano decisioni cliniche eccessive rispetto a leggere modifiche dello stato di salute dei pazienti, per affrontare problemi che i loro assistiti avrebbero potuto risolvere anche da soli. Pertanto servono ulteriori ricerche, ha affermato Paul Takahashi della Mayo Clinic, per spiegare ai medici come tradurre più efficacemente in decisioni cliniche i dati del telemonitoraggio.

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