domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
11 Marzo 2010

SORVEGLIANZA ATTIVA DEL CARCINOMA EPATICO IN PAZIENTI ASIATICO-AMERICANI CON EPATITE B MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA

Il dosaggio di alfa-fetoproteina e l’ecografia addominale permettono di identificare tumori più piccoli. Fattori predittivi sono anche: criterio UCSF, classe Child-Turcotte-Pugh, piastrine e AST

Il carcinoma epatico è un tumore molto comune specialmente negli asiatici che presentano in elevata percentuale infezione da virus dell’epatite B. I pazienti con epatocarcinoma spesso hanno funzionalità epatica ridotta e tumori più grandi che portano al decesso entro breve tempo. L’impatto della sorveglianza del carcinoma epatico e della successiva terapia sulla sopravvivenza di questi pazienti rimane tuttavia controversa. Ricercatori del Liver Center, Huntington Medical Research Institutes, di Pasadena in California, hanno valutato se esistesse un vantaggio di sopravvivenza con la sorveglianza dell’epatocarcinoma e, in tal caso, hanno identificato i fattori coinvolti nel beneficio derivante dalla scoperta precoce del tumore. Ventisei pazienti con epatite B cronica seguiti nella clinica di Pasadena sono stati sottoposti a sorveglianza del tumore dal 1991 al 2008; i test utilizzati erano il dosaggio di alfa-fetoproteina e l’esame ecografico addominale. La sopravvivenza dei pazienti con tumore epatico rilevata durante il periodo di sorveglianza è stata comparata con quella di 52 pazienti che si presentavano alla clinica con tumore incidentale (nessuna sorveglianza). Un numero più elevato di pazienti sotto sorveglianza aveva livelli normali di fosfatasi alcalina e di alanina e aspartato aminotransferasi (p < 0.05-0.0001) e tumori che rientravano nei criteri di Milano e dell’Università della California-San Francisco (UCSF) (p = 0.02-0.0001). Le percentuali di sopravvivenza a 1, 3 e 5 anni erano più elevate nei pazienti in sorveglianza attiva e in quelli sottoposti a terapie chirurgiche o loco-regionali (p = 0.007-0.0001). In analisi multivariata, fattori predittivi indipendenti basali di sopravvivenza erano i tumori singoli (hazard ratio [HR] 0.25; p = 0.0005), il criterio UCSF (HR 0.29; p = 0.006), la classe Child-Turcotte-Pugh A (HR 0.45; p = 0.03), l’aumento in log10 del numero di piastrine (HR 0.315; p = 0.04) e di aspartato aminotransferasi (HR 5.7; p = 0.01). Nello studio pubblicato sulla rivista Digestive Diseases and Sciences (leggi abstract originale), la sorveglianza attiva ha permesso di identificare pazienti con tumori più piccoli e funzione epatica più adeguata, in grado cioè di ricevere terapie più radicali. Per il vantaggio offerto sulla sopravvivenza, la sorveglianza del carcinoma epatico dovrebbe essere inclusa nella gestione standard dei pazienti con epatite B.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2010
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