sabato, 28 novembre 2020
Medinews
20 Luglio 2011

SORAFENIB NEL TRATTAMENTO DEL CARCINOMA RENALE AVANZATO

Approvato dalla FDA, sarà opzione di trattamento anche nei prossimi 5 anni pur con introduzione di nuovi agenti; studi clinici ne stabiliranno il beneficio in terapia adiuvante

L’approvazione di sorafenib ha avviato una nuova era di terapie target per il trattamento del carcinoma renale in stadio avanzato. Il farmaco è stato il primo tra gli inibitori multichinasici orali approvati della FDA per il trattamento del carcinoma renale, dopo la dimostrazione del suo beneficio clinico significativo nello studio di fase III TARGET (Treatment Approaches in Renal Cancer Global Evaluation Trial). Dopo l’introduzione di altri agenti target le opzioni di trattamento si sono ampliate e la conoscenza del ruolo delle terapie target nelle diverse condizioni ha assunto importanza determinante. Sorafenib continuerà, secondo Bernard Escudier dell’Istitut Gustave Roussy di Villejuif, a rappresentare un’importante opzione di trattamento anche nei prossimi 5 anni, indipendentemente dallo sviluppo di nuovi agenti. La revisione, pubblicata sulla rivista Expert Review Anticancer Therapy (leggi abstract originale), ripercorre l’evidenza clinica che supporta l’uso di sorafenib nel carcinoma renale, includendo analisi condotte su popolazioni diverse, ed esamina l’impatto del farmaco nella pratica clinica e il suo futuro ruolo nel carcinoma renale. I dati di osservazione dei pazienti trattati per lunghi periodi attestano il profilo di sicurezza del farmaco e la stabilità dell’efficacia in diversi tipi di popolazioni, inclusi anziani e pazienti con comorbilità. Basato sull’ampia esperienza e su recenti studi di fase II, l’uso di sorafenib in pazienti selezionati con carcinoma renale non trattato continuerà a focalizzare l’interesse dei clinici. La terapia sequenziale sarà ancora il probabile standard di cura nei prossimi 5 anni e la sicurezza di sorafenib continuerà a incoraggiare il suo utilizzo nei pazienti con carcinoma renale. Il momento più opportuno per la somministrazione di sorafenib sarà meglio definito da studi prospettici, come il SWITCH, non ancora conclusi. Due ampi studi di fase III (ASSURE e SOURCE) permetteranno infine di determinare se sorafenib sarà di beneficio nei pazienti in terapia adiuvante. Come tale, sorafenib continuerà a fornire nuove informazioni sul ruolo in espansione delle terapie target per questa malattia.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 7 – Luglio 2011
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