Medinews
15 Aprile 2013

SORAFENIB NEL SARCOMA DEI TESSUTI MOLLI IN STADIO AVANZATO DOPO TERAPIA CONTENENTE ANTRACICLINE

L’agente target appare una promettente opzione di trattamento nei pazienti con leiomiosarcoma. Ricercatori di vari centri oncologici italiani (Milano, Torino, Padova, Catania, Piacenza e Varese), coordinati dai colleghi del Centro Oncologico Humanitas, IRCCS, di Milano hanno esaminato l’attività e la sicurezza della somministrazione di sorafenib, un inibitore multitarget della tirosin-chinasi, a pazienti con sarcomi dei tessuti molli, in stadio avanzato, trattati precedentemente con chemioterapia contenente antracicline, in uno studio multicentrico, prospettico, di fase II, aperto, non randomizzato. I pazienti hanno ricevuto sorafenib alla dose di 400 mg due volte al giorno per 28 giorni. Endpoint primario era il tasso di sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 6 mesi ed è stata valutata la tossicità e gli ‘outcome’ clinici per tutte le istologie, nel leiomiosarcoma e nei sarcomi angiovascolari. Nello studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract) sono stati arruolati, tra novembre 2006 e gennaio 2010, 101 pazienti (36 con leiomiosarcoma, 19 con sarcomi angiovascolari e 46 con altra istologia); 76 pazienti ‘per-protocollo’ (PP) e 100 secondo ‘intention-to-treat’ (ITT) sono stati giudicati valutabili nelle analisi per l’endpoint primario. All’analisi PP, 11 pazienti (14.5%) hanno ottenuto risposta parziale e 25 (32.9%) stabilizzazione della malattia; i tassi di PFS a 6 mesi erano 34.5% (tutte le istologie), 38.4% per i leiomiosarcomi e 56.3% per i sarcomi angiovascolari; all’analisi ITT, i risultati di PFS a 6 mesi erano rispettivamente 27.1, 35.0 e 35.5%. Dopo stratificazione per istologia, gli autori hanno osservato una PFS migliore che favoriva i pazienti con leiomiosarcoma, rispetto a tutte le istologie (p = 0.033). Il trattamento è stato ben tollerato. In conclusione, sorafenib sembra una promettente opzione di trattamento dei pazienti con leiomiosarcoma. I risultati, tuttavia, dovrebbero essere ulteriormente valutati in studi clinici con controllo dell’istologia.
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