mercoledì, 29 maggio 2024
Medinews
2 Marzo 2009

SORAFENIB E IMRT NEL CARCINOMA EPATICO NON RESECABILE

La diagnosi di epatocarcinoma (HCC) non resecabile spesso riceve prognosi terapeutica sfavorevole. L’articolo, pubblicato nella rivista Clinical Drug Investigation (leggi abstract originale), descrive il caso clinico di un paziente di 40 anni, refrattario all’embolizzazione terapeutica, sottoposto ad epatectomia parziale. Il tumore esprimeva chinasi extracellulare fosforilata e CD34. Sorafenib, somministrato come terapia di salvataggio, ha portato ad un rapido declino dei livelli di alfa-fetoproteina (AFP), malgrado la manifestazione di reazioni cutanee di grado 3, migliorate in seguito alla riduzione del dosaggio. Sfortunatamente, la riduzione della dose giornaliera di sorafenib ha indotto un incremento dei livelli di AFP e successivamente si è verificata trombosi della vena porta. Quindi è stato ristabilito il dosaggio di 800 mg/die, senza successo, ed è stata somministrata radioterapia ad intensità modulata (IMRT) in combinazione a sorafenib: il nuovo trattamento ha portato ad una riduzione della massa tumorale, ma ha anche indotto recidiva delle reazioni cutanee sistemiche e sviluppo di fotosensibilità. Il paziente è sopravvissuto 20 mesi dalla prima somministrazione di sorafenib.
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