lunedì, 25 ottobre 2021
Medinews
22 Ottobre 2012

SOPRAVVIVENZA RELATIVA A 10 ANNI NEL CARCINOMA EPITELIALE OVARICO

Nelle pazienti in stadio III della malattia la sopravvivenza relativa a 10 anni è più alta di quanto atteso. Ciò permette un’informazione prognostica più accurata sia per il medico curante che per la paziente. La maggior parte delle pazienti con cancro epiteliale ovarico, sopravviventi dopo 5 anni, presenta malattia in forma attiva. Dunque, la sopravvivenza a 10 anni, piuttosto che quella a 5, potrebbe essere un endpoint più appropriato per studi specifici. La sopravvivenza relativa si adatta alla sopravvivenza generale della popolazione statunitense in relazione a razza, sesso, età e data di registrazione della diagnosi. Obiettivo dei ricercatori statunitensi era stimare la sopravvivenza relativa del cancro epiteliale ovarico nel corso di 10 anni. Hanno quindi identificato i casi di cancro epiteliale ovarico dal database del SEER (Surveillance, Epidemiology and End Results) nel periodo 1995 – 2007. Utilizzando il metodo delle tabelle attuariali di vita, gli autori hanno calcolato la sopravvivenza relativa nel corso di 10 anni, stratificando per stadio della malattia, classificazione di residenza, chirurgia come primo trattamento, razza ed età. Un totale di 40692 pazienti è stato incluso nello studio pubblicato sulla rivista Obstetrics & Gynecology (leggi abstract). La sopravvivenza globale relativa è risultata del 65, 44 e 36% rispettivamente dopo 2, 5 e 10 anni. La pendenza della riduzione della sopravvivenza relativa è diminuita dal 5° al 10° anno, rispetto ai primi 5 anni dopo la diagnosi. La sopravvivenza relativa per lo stadio I, II, III e IV è risultata rispettivamente dell’89, 70, 36 e 17% a 5 anni e dell’84, 59, 23 e 8% a 10 anni. Le pazienti che avevano ricevuto trattamento primario non chirurgico e quelle in età avanzata mostravano, in tutti gli stadi, una ridotta sopravvivenza relativa. In conclusione, la sopravvivenza relativa a 10 anni per le donne con cancro epiteliale ovarico in stadio III è più alta di quanto atteso. Questa informazione permette quindi al medico curante e alla paziente una più accurata valutazione prognostica.
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