mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
6 Marzo 2012

SOPRAVVIVENZA NEL MELANOMA METASTATICO CON MUTAZIONE BRAF V600

Circa il 50% dei melanomi mostra mutazioni (V600) del gene della serin-treonin protein-chinasi B-RAF (BRAF). L’inibitore orale di BRAF, vemurafenib (PLX4032), ha mostrato un buon numero di regressioni del tumore in uno studio di fase 1 e una migliore sopravvivenza globale in uno studio di fase 3 condotto su pazienti con melanoma metastatico portatori di mutazione del gene BRAF V600. Ricercatori del Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, in collaborazione con colleghi australiani, hanno arruolato 132 pazienti, già trattati per un melanoma metastatico positivo alla mutazione BRAF V600, in uno studio multicentrico di fase 2, per esaminare l’efficacia di vemurafenib sul tasso di risposta globale (espresso come percentuale dei pazienti trattati che mostravano risposta tumorale), sulla durata della risposta e sulla sopravvivenza globale. Endpoint primario dello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale) era il tasso di risposta globale, verificato dal comitato indipendente di revisione, mentre la sopravvivenza globale era un endpoint secondario. Il follow-up mediano è stato di 12.9 mesi (range: 0.6 – 20.1) e il tasso di risposta globale, confermato dal comitato, è risultato del 53% (intervallo di confidenza [IC] 95%: 44 – 62; 6% con risposta completa e 47% con risposta parziale); la durata mediana della risposta è stata di 6.7 mesi (IC 95%: 5.6 – 8.6) e la sopravvivenza mediana libera da progressione di 6.8 mesi (IC 95%: 5.6 – 8.1). Nello studio, la progressione primaria è stata osservata solo nel 14% dei pazienti; tra questi alcuni hanno mostrato risposta dopo aver ricevuto vemurafenib per più di 6 mesi. La sopravvivenza mediana globale è risultata di 15.9 mesi (IC 95%: 11.6 – 18.3). I più comuni eventi avversi erano artralgia, rash cutaneo, fotosensibilità, fatigue e alopecia di grado 1 o 2; carcinomi cutanei a cellule squamose (soprattutto cheratoacantoma) sono stati diagnosticati nel 26% dei pazienti trattati. In conclusione, vemurafenib induce risposta clinica in più della metà dei pazienti già precedentemente trattati per un melanoma metastatico, positivo alla mutazione BRAF V600. In questo studio, con follow-up prolungato, la sopravvivenza mediana globale è risultata di circa 16 mesi.
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