mercoledì, 6 luglio 2022
Medinews
24 Gennaio 2011

SOPRAVVIVENZA LIBERA DA PROGRESSIONE QUALE FATTORE PREDITTIVO DI QUELLA GLOBALE NEL CARCINOMA RENALE

Analisi statistiche hanno dimostrato che la prima può essere considerata endpoint intermedio per la sopravvivenza globale in questi pazienti. La maggior parte degli studi clinici sul carcinoma renale metastatico che hanno esaminato agenti target ha posto come endpoint primario la sopravvivenza libera da progressione. Ad oggi, l’eventualità di utilizzare la stessa come fattore predittivo della sopravvivenza globale non era stata ancora considerata. Ricercatori del Tom Baker Cancer Center della University of Calgary in Canada hanno identificato pazienti che avevano ricevuto terapie target per il carcinoma renale metastatico in 12 centri oncologici. Analisi di ‘landmark’ per la progressione a 3 e 6 mesi dall’inizio della terapia sono state condotte per minimizzare i bias da anticipazione diagnostica (‘lead-time bias’). Un modello proporzionale di rischio è stato utilizzato per definire il vantaggio della valutazione della sopravvivenza libera da progressione per la previsione di quella globale. Nello studio pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract originale) sono stati inclusi 1158 pazienti in totale. Il follow-up mediano è stato 30.6 mesi, l’età mediana di 60 anni e il performance status mediano di Karnofsky 80%. La sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata 7.6 mesi e la sopravvivenza globale mediana 19.7 mesi per l’intera coorte. In analisi di ‘landmark’, la sopravvivenza globale mediana nei pazienti che progredivano a 3 mesi era 7.8 mesi rispetto ai 23.6 mesi osservati nei pazienti che non mostravano progressione (log-rank test; p < 0.0001). Analogamente, nei pazienti che mostravano progressione della malattia a 6 mesi la sopravvivenza globale mediana era 8.6 mesi rispetto ai 26 mesi in quelli senza progressione (p < 0.0001). Nei pazienti che mostravano progressione della malattia a 3 e 6 mesi, rispetto a quelli che non progredivano, gli hazard ratio di morte, aggiustati per i fattori prognostici avversi, erano rispettivamente 3.05 (intervallo di confidenza [IC] 95%: 2.42 – 3.84) e 2.96 (IC 95%: 2.39 – 3.67). Simili risultati sono stati evidenziati con analisi di ‘landmark’ a 9 e 12 mesi e con validazione ‘bootstrap’. Il test tau di Kendall e il modello di Fleischer hanno indicato una correlazione dipendente statisticamente significativa. Lo studio ha dunque identificato la sopravvivenza libera da progressione a 3 e 6 mesi quale fattore indicativo della sopravvivenza globale e i risultati indicano appunto che la prima può essere considerata un endpoint intermedio significativo per la seconda nei pazienti con carcinoma renale metastatico che ricevono un trattamento con nuovi farmaci.
TORNA INDIETRO