domenica, 3 maggio 2026
Medinews
9 Ottobre 2009

SOPRAVVIVENZA DOPO TRATTAMENTO DEL CARCINOMA EPATICO NEGLI ASIATICI

Quasi la totalità dei casi di tumore al fegato è associata a infezioni da HBV e HCV. Il controllo della popolazione permette di identificare molti più pazienti eleggibili per la terapia chirurgica o locoregionale e di migliorare la sopravvivenza globale e libera da malattia

L’epatocarcinoma è molto comune negli asiatici ed è correlato all’elevata incidenza di epatite virale cronica che colpisce queste popolazioni. Scopo dello studio era esaminare le caratteristiche del tumore e lo stato della malattia epatica nei pazienti di origine asiatica e determinarne la sopravvivenza dopo il trattamento. Tra settembre 2000 e dicembre 2007, presso il Liver Cancer Center della University of California Los Angeles (UCLA) sono stati curati 278 pazienti (età media 61.5 anni). L’infezione da virus dell’epatite B (HBV) è stata riscontrata nel 68% dei pazienti cinesi, coreani e vietnamiti, mentre il 60% dei pazienti giapponesi presentava infezione da virus dell’epatite C (HCV). Rispetto ai pazienti con carcinoma epatico che presentavano sintomi, quelli isolati dopo sorveglianza sulla popolazione mostravano più tumori che rientravano nei criteri di classificazione di Milano e della University of California, San Francisco (UCSF) e molti più pazienti erano in classe Child-Turcotte-Pugh A. Sulla base di un algoritmo predefinito messo a punto dalla UCLA, l’83% dei pazienti ha ricevuto terapia chirurgica e/o locoregionale. Rispetto agli altri trattamenti, il trapianto ortotopico di fegato e l’ablazione in radiofrequenza assicuravano una sopravvivenza globale più alta (p < 0.0001) e il trapianto mostrava anche un tasso di sopravvivenza libera da malattia più alto (p < 0.0001). I risultati dello studio pubblicato nel Journal of Clinical Gastroenterology (leggi abstract originale) indicano quali fattori basali predittivi indipendenti per la sopravvivenza l’HBV (hazard ratio [HR] 0.62; p = 0.005), i criteri UCSF (HR 0.46; p < 0.0001), il Child-Turcotte-Pugh classe A (HR 0.57; p = 0.005), l’incremento (in log10) di alfa-fetoproteina (HR 1.26; p = 0.0012) e di fosfatasi alcalina (2.32; p = 0.02). I fattori predittivi indipendenti per la sopravvivenza libera da malattia erano invece i criteri UCSF (0.66; p = 0.007), l’incremento (in log10) di aspartato-aminotransferasi (HR 1.50; p = 0.04) e l’aumento dell’età per ogni anno (HR 1.02; p = 0.04). I 4 sottogruppi asiatici mostravano simili tassi di sopravvivenza.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 10 – Ottobre 2009
TORNA INDIETRO
Panoramica privacy
Medinews

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Di questi, i cookies che sono categorizzati come necessari sono memorizzati nel tuo browser come essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito. Usiamo inoltre cookies di terze parti che possono aiutarci ad analizzare e capire capire come usi il sito. Questi cookies saranno memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Inoltre hai anche dei cookies opzionali. Ma la disattivazione di questi cookies potrebbe avere effetti sulla tua esperienza di navigazione.

Per saperne di più sulla nostra cookie policy clicca qui: Privacy & Cookie

Cookie strettamente necessari

I cookies necessari sono indispensabili per le funzionalità del sito. Questa categoria include solo i cookies per le funzionalità di base e sulla sicurezza del sito. Questi cookies non memorizzano nessun dato personale.

Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.

Cookie di terze parti

Qualsiasi cookies non necessario alle funzionalità del sito, vengono usati per memorizzare dati personali via analytics, pubblicità e altri.