domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
9 Ottobre 2009

SOPRAVVIVENZA DOPO TRATTAMENTO DEL CARCINOMA EPATICO NEGLI ASIATICI

Quasi la totalità dei casi di tumore al fegato è associata a infezioni da HBV e HCV. Il controllo della popolazione permette di identificare molti più pazienti eleggibili per la terapia chirurgica o locoregionale e di migliorare la sopravvivenza globale e libera da malattia

L’epatocarcinoma è molto comune negli asiatici ed è correlato all’elevata incidenza di epatite virale cronica che colpisce queste popolazioni. Scopo dello studio era esaminare le caratteristiche del tumore e lo stato della malattia epatica nei pazienti di origine asiatica e determinarne la sopravvivenza dopo il trattamento. Tra settembre 2000 e dicembre 2007, presso il Liver Cancer Center della University of California Los Angeles (UCLA) sono stati curati 278 pazienti (età media 61.5 anni). L’infezione da virus dell’epatite B (HBV) è stata riscontrata nel 68% dei pazienti cinesi, coreani e vietnamiti, mentre il 60% dei pazienti giapponesi presentava infezione da virus dell’epatite C (HCV). Rispetto ai pazienti con carcinoma epatico che presentavano sintomi, quelli isolati dopo sorveglianza sulla popolazione mostravano più tumori che rientravano nei criteri di classificazione di Milano e della University of California, San Francisco (UCSF) e molti più pazienti erano in classe Child-Turcotte-Pugh A. Sulla base di un algoritmo predefinito messo a punto dalla UCLA, l’83% dei pazienti ha ricevuto terapia chirurgica e/o locoregionale. Rispetto agli altri trattamenti, il trapianto ortotopico di fegato e l’ablazione in radiofrequenza assicuravano una sopravvivenza globale più alta (p < 0.0001) e il trapianto mostrava anche un tasso di sopravvivenza libera da malattia più alto (p < 0.0001). I risultati dello studio pubblicato nel Journal of Clinical Gastroenterology (leggi abstract originale) indicano quali fattori basali predittivi indipendenti per la sopravvivenza l’HBV (hazard ratio [HR] 0.62; p = 0.005), i criteri UCSF (HR 0.46; p < 0.0001), il Child-Turcotte-Pugh classe A (HR 0.57; p = 0.005), l’incremento (in log10) di alfa-fetoproteina (HR 1.26; p = 0.0012) e di fosfatasi alcalina (2.32; p = 0.02). I fattori predittivi indipendenti per la sopravvivenza libera da malattia erano invece i criteri UCSF (0.66; p = 0.007), l’incremento (in log10) di aspartato-aminotransferasi (HR 1.50; p = 0.04) e l’aumento dell’età per ogni anno (HR 1.02; p = 0.04). I 4 sottogruppi asiatici mostravano simili tassi di sopravvivenza.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 10 – Ottobre 2009
TORNA INDIETRO