giovedì, 2 febbraio 2023
Medinews
1 Giugno 2010

SOPRAVVIVENZA CON BEVACIZUMAB E INTERFERONE ALFA-2a NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Uno studio di fase III indica che l’associazione bevacizumab e interferone alfa-2a (IFN) può migliorare significativamente la sopravvivenza globale (SG) dei pazienti con carcinoma renale metastatico. Gli effetti benefici sulla sopravvivenza libera da progressione (SSP) sono stati già descritti dagli stessi autori. Ricercatori europei (Francia, Spagna, Italia e Repubblica Ceca) hanno condotto uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, di fase III, nel quale 649 pazienti con carcinoma renale metastatico, mai trattati, sono stati randomizzati a bevacizumab (10 mg/kg ogni 2 settimane) in associazione a IFN (9 MUI s.c tre volte a settimana; n = 327) oppure a IFN e placebo (n = 322). L’endpoint primario era la SG, mentre l’analisi finale sull’endpoint secondario (SSP) è già stata pubblicata. I risultati di questo studio, pubblicato nel Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale), indicano una SG mediana di 23.3 mesi con l’associazione bevacizmab + IFN e di 21.3 mesi con IFN + placebo (hazard ratio non stratificato [HR] = 0.91, IC 95%: 0.76 – 1.10; p = 0.3360, e HR stratificato = 0.86, IC 95%: 0.72 – 1.04; p = 0.1291). Più del 55% dei pazienti, di entrambi i bracci, hanno ricevuto almeno una terapia antineoplastica, possibile fattore di confondimento nell’analisi finale della SG, dopo il protocollo dello studio e quelli trattati con un inibitore della tirosin-chinasi hanno mostrato una SG mediana più lunga (braccio con bevacizumab + IFN: 38.6 mesi; braccio con IFN + placebo: 33.6 mesi; HR = 0.80, IC 95%: 0.56 – 1.13). La tollerabilità è risultata simile a quanto riportato precedentemente. I risultati dello studio indicano che l’associazione bevacizumab + IFN è efficace come trattamento di prima linea del carcinoma renale metastatico. La maggior parte di questi pazienti riceve più linee di trattamento, quindi gli autori suggeriscono una valutazione delle successive terapie, prima di scegliere il trattamento di prima linea, al fine di migliorare i benefici del paziente stesso.
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