martedì, 24 novembre 2020
Medinews
24 Aprile 2012

SOPRAVVIVENZA A LUNGO TERMINE DOPO TERAPIA CONSERVATIVA VS MASTECTOMIA NEL CARCINOMA MAMMARIO IN STADIO I-II

Uno studio della European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) indica che la terapia conservativa della mammella dovrebbe essere offerta come standard di cura alle donne con cancro mammario in stadio iniziale. Nello studio EORTC 10801 la terapia conservativa è stata comparata con la mastectomia radicale in pazienti con tumore mammario di 5 cm o inferiore, linfonodo-negative o malattia positiva. Rispetto alla terapia conservativa, la mastectomia radicale favoriva un migliore controllo locale, ma non alterava la sopravvivenza globale o il tempo alla comparsa di metastasi a distanza. Questo studio, pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale), descrive i risultati del follow-up a 20 anni. Lo studio EORTC 10801 aveva arruolato, tra il 1980 e il 1986, 448 pazienti randomizzate a terapia conservativa della mammella e 420 pazienti a mastectomia radicale presso 8 centri nel Regno Unito, Olanda, Belgio e Sud Africa. La randomizzazione era centralizzata, con stratificazione per centro, stadio del carcinoma (I o II) e stato menopausale. La terapia conservativa comprendeva la quadrantectomia e l’asportazione completa dei linfonodi ascellari, seguita da radioterapia alla mammella con irradiazione intra-operatoria del letto tumorale. Endpoint primario era il tempo alla comparsa di metastasi a distanza. L’analisi è stata eseguita su tutte le pazienti eleggibili alla randomizzazione. I risultati dello studio indicano che dopo un follow-up mediano di 22.1 anni (IQR: 18.5 – 23.8), 175 pazienti (42%) hanno manifestato metastasi a distanza nel gruppo randomizzato a mastectomia e 207 (46%) in quello a terapia conservativa, mentre 506 pazienti (58%) erano decedute (rispettivamente 232 [55%] e 274 pazienti [61%]). Nessuna differenza significativa è stata osservata tra terapia conservativa e mastectomia sul tempo alla comparsa di metastasi a distanza (hazard ratio, HR, 1.13, IC 95%: 0.92 – 1.38; p = 0.23) o sul tempo al decesso (HR 1.11, IC 95%: 0.94 – 1.33; p = 0.23). L’incidenza cumulativa di metastasi a distanza a 20 anni è risultata del 42.6% (IC 95%: 37.8 – 47.5) nel gruppo trattato con mastectomia radicale e del 46.9% (IC 95%: 42.2 – 51.6) in quello randomizzato a terapia conservativa. La stima della sopravvivenza globale a 20 anni è stata rispettivamente pari al 44.5% (IC 95%: 39.3 – 49.5) e al 39.1% (IC 95%: 34.4 – 43.9). Nessuna differenza significativa è stata rilevata rispetto all’età, tra i due gruppi, sul tempo alla comparsa di metastasi a distanza (< 50 anni HR 1.09 [IC 95%: 0.79 – 1.51] vs ≥ 50 anni HR 1.16 [IC 95%: 0.90 – 1.50]) o sulla sopravvivenza globale (< 50 anni HR 1.17 [IC 95%: 0.86 – 1.59] vs ≥ 50 anni HR 1.10 [IC 95%: 0.89 – 1.37]). In conclusione, la scelta della terapia conservativa della mammella, che include radioterapia, offerta come standard di cura alle pazienti con carcinoma mammario in stadio iniziale, sembra essere giustificata dato che la sopravvivenza a lungo termine è comparabile a quella delle donne sottoposte a mastectomia radicale.
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